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La cronologia dell’acqua


TITOLO ORIGINALE: The Chronology of Water
REGISTA: Kristen Stewart
SCENEGGIATORE: Kristen Stewart e Andy Mingo dal romanzo omonimo di Lidia Yuknavitch
PAESE: Francia, Lettonia, Stati Uniti d’America
ANNO: 2025
DURATA: 128'
ATTORI: Imogen Poots, Thora Birch, Earl Cave, Michael Epp, Susannah Flood, Kim Gordon, Jim Belushi
SCENE SENSIBILI: Scene esplicite di masturbazione femminile, scene erotiche, di abuso di droga e di alcol. Linguaggio crudo e scurrile
1 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 5

La piccola Lidia subisce violenza dal padre, incestuoso e ossessivo. Il nuoto è la sua valvola di sfogo e tramite esso cerca di emanciparsi dalla famiglia oppressiva e disfunzionale, lasciando, al termine dell’adolescenza, la casa dei suoi genitori. Vuole scrivere e trova un mentore per la sua carriera letteraria, ma nel frattempo resta impigliata in una sessualità disordinata e in dipendenza da alcol e droga. Il culmine del dolore è aver partorito un bimbo morto; Lidia cerca di travasare tutta la sofferenza nelle pagine dei suoi racconti, mentre si intravvedono per lei gli spiragli di una nuova vita famigliare.

 

Un’eroina alla fine vincente o una vittima sacrificale sommersa dal dolore?

Lidia è in balia del padre, la sorella subisce anche lei la figura paterna e la madre è troppo debole per difenderle. È nell’acqua che Lidia trova il suo rifugio, ma anche le gare di nuoto sono una performance da dover superare. La vita per Lidia sembra una continua corsa ad ostacoli, una strada irta di pericoli, dove l’unica via per sopportare il dolore sembra quella di stordirsi con l’alcol, la droga e una sessualità urlata e violenta. La regista Kristen Stewart, famosa attrice ora esordiente dietro la macchina da presa, sceglie gli omonimi racconti autobiografici di Lidia Yuknavitch, per mettere in scena il travaglio di una giovane donna che sembra immersa in un’enorme solitudine nell’affrontare prove troppo più grandi di lei.

Parte della critica ha voluto vedere nel film una volontà di riscatto femminile: attraverso la sua sofferenza catartica, Lidia raggiunge lo scopo di far conoscere i suoi scritti, ottiene quello a cui ambiva e in questo, nonostante tutto, sarebbe un’eroina contemporanea che ottiene la sua vittoria. Una valutazione diversa, invece, mette in risalto le ferite che Lidia deve subire e che le rimangono addosso, incrinando la sua lucidità e impedendole di essere serena. Il premio di aver fatto conoscere la sua produzione letteraria ad un pubblico non sarebbe sufficiente per compensare i vuoti, le paure e le sofferenze sperimentate.

 

Una forma esorbitante che prevale sulla sostanza del messaggio.

La cronologia dell’acqua è volutamente disturbante e scuote lo spettatore attraverso un linguaggio per immagini crudo, spiazzante, perfino violento. Quasi predominante rispetto ai dialoghi è la voce fuori campo di Lidia che crea un vero e proprio flusso di coscienza – stream of consciousness – in cui ad essere descritte prima degli eventi sono le emozioni che li attraversano. Le immagini sono spesso frammentate, si passa da dettagli strettissimi, per esempio del corpo umano, a piani più ampi con un montaggio frenetico.

L’acqua in particolare, ma anche il sangue, entrambi elementi che scorrono, sono adottati come simboli e nello stesso tempo elementi concreti attraverso cui avviene o si subisce un cambiamento. Fotogrammi e sequenze sono frequentissimamente dei flashback o dei flashforward, brevi e fugaci, che si inseriscono nello scorrere caotico del pensiero visualizzato e quasi disorientano lo spettatore facendogli perdere qualunque punto di riferimento. A rendere ancora più sofisticato il linguaggio è l’utilizzo di pellicole in 16 mm o Super 8: un modo per rappresentare il tessuto emotivo della memoria che rievoca situazioni e, appunto, immagini, sganciandosi dalla cronologia effettiva degli eventi.

Al di là dell’apprezzamento estetico o meno, bisogna dare atto alla esordiente regista di dimostrare coraggio per le sue scelte stilistiche. Anche la direzione della protagonista può essere ascritta ai meriti della regista che ha saputo trasferire ad Imogen Potts un complesso bagaglio emotivo che a sua volta l’attrice ha gestito con innegabile bravura.

Da quanto sin qui scritto, si evince con chiarezza che La cronologia dell’acqua non è un film per tutti. La violenza fisica e psicologica di alcune sequenze e l’erotismo messo in campo in modo molto esplicito ne consigliano la visione ad un pubblico adulto.

 

 

Giovanni Capetta

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