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La famiglia Bélier

La famiglia Bélier


TITOLO ORIGINALE: La famille Bélier
REGISTA: Eric Lartigau
SCENEGGIATORE: Victoria Bedos, Stanislas Carrè de Malberg, Eric Lartigau, Thomas Bidegain
PAESE: Francia
ANNO: 2014
DURATA: 105'
ATTORI: Karin Viard François Damiens, Louane Emera, Eric Elmosnino
SCENE SENSIBILI: turpiloquio, allusioni sessuali
1 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 5

La sedicenne Paula è l’unica della famiglia Bélier a sentirci; suo padre, sua madre e suo fratello, infatti, sono tutti sordomuti e lei costituisce un tramite indispensabile con il resto del mondo, anche per la gestione della loro fattoria. Timida e responsabile, Paula, per seguire un ragazzo che le piace, si iscrive alle lezioni di coro della scuola e lì il professore Thomasson scopre che ha il dono di una voce bellissima. La fa studiare e le propone di partecipare a un concorso a Parigi ma questo mina gli equilibri familiari…

Un film classico, ma inconsueto

Saper raccontare problematiche socialmente sensibili, la diversità e i legami familiari con leggerezza e umorismo, ma senza dimenticare la commozione, con un occhio alla modernità e qualche benvenuto sberleffo al politically correct, ma anche con il fazzoletto pronto per le lacrime, non è affatto facile. Eppure è quello che negli ultimi anni è riuscito a fare il cinema francese con una serie di commedie leggere ma non inconsistenti, che non a caso hanno portato nelle sale milioni di persone in patria ma anche all’estero (ed è noto quanto sia difficile esportare l’umorismo).
Nello stesso filone si inserisce La famiglia Bélier, commovente e divertente storia canterina di una ragazza con una gran voce nata in una famiglia di sordomuti; la protagonista è la vincitrice della versione francese di The Voice, che pur non essendo attrice di professione, dona alla sua Paula, timida e grassottella, il giusto mix di goffaggine, idealismo e tenerezza adolescenziale.
La storia è quella del proverbiale “brutto anatroccolo” che troverà faticosamente la sua strada tra primi amori, sviluppo e un maestro un po’ scorbutico e frustrato, diviso tra le aspirazioni verso la capitale e gli sfoghi contro i suoi allievi provinciali.
A complicare le cose in un già delicato percorso di crescita verso l’età adulta (l’arrivo del primo ciclo è l’occasione di una tra le gag a sfondo sessuale non proprio delicatissime che punteggiano una storia per il resto molto family friendly) c’è il complesso legame tra Paula e la sua famiglia. Non soltanto i genitori sordomuti contano su di lei per molti aspetti della gestione quotidiana, ma la passione della ragazzina per la musica risulta incomprensibile e quasi offensiva a persone che, come molti sordomuti reali, si considerano una categoria a sé e separata dagli udenti. Uno dei momenti più strazianti e veri della storia è quando la mamma di Paula, solitamente solare, ammette di aver pianto quando alla sua nascita il marito le aveva rivelato che la figlia ci sentiva.

Tra realismo e qualche forzatura, la storia è sempre emozionante

La descrizione dei Bélier si divide tra momenti di efficace realismo (come quando vanno al concerto scolastico di Paula e il suono scompare, lasciandoci intendere il lancinante isolamento di chi non può nemmeno immaginare quel che significhi il canto) e altri più sopra le righe: l’esuberante vita sessuale dei genitori Bélier; la prima volta del fratellino minore di Paula, affrontata con sconcertante nonchalance (l’idea che avvicinarsi il prima possibile alle prime esperienze sessuali sia per gli adolescenti un obbligo non è minimamente problematizzata e anzi data per scontata…); l’improbabile campagna elettorale del papà contro il solito sindaco cinico e opportunista.
Nonostante quest’alternanza di codici, il film non perde mai la presa emotiva sullo spettatore. Tra canzoni di Michael Sardou (il cantante preferito di Thomasson, che saccheggia il suo repertorio, a volte forse un po’ risqué per dei sedicenni) cantate a cappella, in duetto, o accompagnate dal linguaggio dei segni, primi palpiti adolescenziali, e un paio di sottotrame superflue, La famiglia Bélier riesce a raccontare le speranze e le contraddizioni del passaggio all’età adulta, la necessità del distacco e il bisogno di attaccarsi alle radici di chi va, la sfida dell’essere genitori, capaci di abbracciare i propri figli, ma anche di lanciarli verso un futuro che forse li porterà lontano.

Scegliere un film 2016

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