In poco tempo Paul Marquet perde lavoro e famiglia: si separa dalla moglie e la sua casa editrice non gli pubblica il nuovo libro. Per continuare a vivere trova lavoretti estemporanei che gli permettono di continuare a scrivere.
Basta che scrivo. Basta che vivo. Basta che rimango me stesso. Con La mattina scrivo Valérie Donzelli (che ci sorprese nel 2015 con il bellissimo e autobiografico film La guerra è dichiarata) realizza un film asciutto, sincero e potente, premiato allo scorso Festival di Venezia per la migliore sceneggiatura.
Paul Marquet (Bastien Bouillon) ha quarant’anni e ama la scrittura a tal punto da lasciare la fotografia per potersi dedicare completamente alla sua vera passione. I suoi libri sono apprezzati dalla critica, ma vendono poco. Per questo la sua casa editrice decide di non pubblicare il suo nuovo libro, dal sapore fortemente autobiografico, Storia di una fine.
Paul, infatti, si è appena separato dalla moglie (interpretata dalla stessa Valérie Donzelli): lei, insieme ai due figli (una ragazza che sta per diventare maggiorenne e un figlio che ha appena iniziato uno stage in una prestigiosa azienda) si trasferisce a Montreal. Paul rimane solo a Parigi e non gli resta che un piccolo seminterrato in cui vivere e scrivere. I giorni passano, ma il bisogno di lavorare diventa sempre più urgente. L’unico modo che trova per sopravvivere economicamente e allo stesso tempo preservare il tempo necessario alla scrittura è iscriversi a un sito di lavori occasionali, dove si propone come tuttofare per pochi euro all’ora.
Disfa soppalchi, sistema giardini e balconi, aggiusta bagni, trasporta mobili, a volte improvvisa perfino il tassista. Lavora nelle case degli altri, entra nelle loro vite per poche ore e poi sparisce. Lo fa perché il tempo è l’unica vera forma di libertà che si concede. È una libertà fragile, precaria, continuamente minacciata dalle necessità materiali. Eppure è proprio di questa libertà che si nutre. La sua “performance”, tuttavia, dipende dai commenti degli utenti, dalle recensioni online, dagli umori e dalle pretese di chi lo assume. I clienti sono, infatti, spesso incapaci di riconoscere il valore del lavoro che chiedono, come se il tempo degli altri fosse sempre negoziabile.
Ispirato al romanzo À pied d’œuvre di Franck Courtès, La mattina scrivo è un film che interroga con delicatezza lo spettatore sul senso delle scelte personali e familiari, ma anche sul valore che la società attribuisce al lavoro creativo. Paul è un uomo profondamente solo. Suo padre e sua sorella non riescono davvero a comprenderlo, i figli guardano con preoccupazione al suo stile di vita instabile e la moglie confessa di non aver mai letto i suoi libri per una sorta di timore prudenziale: quello di riconoscersi, o di riconoscere la propria famiglia, tra le pagine scritte dal marito.
Questa distanza affettiva rende la scrittura di Paul quasi necessaria. Scrivere diventa per lui un modo di restare al mondo, di continuare a esistere nonostante la precarietà e l’isolamento. Ma la solitudine, che è forse il vero dramma del film, non si manifesta mai in modo melodrammatico. Donzelli la racconta con pudore, attraverso piccoli gesti quotidiani, silenzi, spazi vuoti, stanze in cui Paul rimane a osservare la vita degli altri senza davvero farne parte.
Proprio nei suoi lavoretti e nei suoi incontri casuali, però, la solitudine diventa anche una possibile chiave di svolta. Le persone per cui lavora, gli appartamenti in cui entra come un estraneo silenzioso, le conversazioni improvvise, i dettagli delle scarpe indossate diventano per lui minuscoli osservatori della vita altrui. In quei frammenti di quotidianità Paul trova materia viva per la sua scrittura e, forse, anche un modo per riconciliarsi con la propria fragilità.
Valérie Donzelli costruisce così un racconto delicato e lucido sul prezzo delle vocazioni artistiche. Scrivere significa accettare precarietà, incomprensioni, una certa invisibilità sociale. Eppure, proprio in questa ostinazione, che Paul trova una forma di dignità e di libertà. Gli affetti sono necessari, come è necessario scrivere, anche se la scrittura non garantisce sicurezza economica né successo. In fondo La mattina scrivo racconta proprio questo: la possibilità, ostinata e profondamente umana, di restare fedeli a ciò che si è davvero.
Emanuela Genovese
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