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L’Arminuta


TITOLO ORIGINALE: L'Arminuta
REGISTA: Giuseppe Bonito
SCENEGGIATORE: Donatella Di Pietrantonio e Monica Zapelli
PAESE: Italia
ANNO: 2021
DURATA: 115'
ATTORI: Sofia Fiore, Vanessa Scalera, Carlotta De Leonardis e Fabrizio Ferracane
SCENE SENSIBILI: scene di violenza, scene di tensione sessuale
1 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 5

Abruzzo, anni ’70. Una ragazzina con i capelli rossi e ben vestita viene portata contro la sua volontà in un vecchio casolare sperduto tra le montagne dell’Appennino, dove vive una povera famiglia con cinque figli. Scopriamo ben presto che questi umili braccianti sono i veri genitori della bambina, che d’altra parte ha vissuto i primi tredici anni della sua vita in città, con una coppia di parenti benestanti di suo padre che l’hanno allevata come una figlia.
L’ambientamento nella nuova realtà montana però è difficile, sia per il differente stile di vita a cui era abituata l’arminuta (in dialetto abruzzese significa “la ritornata”) sia per l’accoglienza a dir poco fredda e distaccata riservatale dalla maggior parte dei componenti della famiglia, straniti dalle abitudini borghesi e dai modi educati della ragazza.
Ci sono però molte zone d’ombra nel passato suo e della sua famiglia: come e quando è stata adottata? E perché proprio adesso è dovuta tornare dalla famiglia di origine? Il percorso di accettazione della nuova situazione si dipana, tra tante difficoltà, parallelamente alla ricerca di queste verità…

Ritorni

Tratto dall’omonimo romanzo vincitore del premio Campiello nel 2017, il film racconta la storia di un’adozione apparentemente finita male, una vicenda drammatica e talmente fuori dall’ordinario nelle modalità e nelle tempistiche da risultare quasi inverosimile. Dopo aver fatto un piccolo atto di volontà, soprattutto nella prima parte del film, per accettare la durezza e la plausibilità di questa storia ambientata in Italia solo pochi decenni fa, si viene letteralmente catturati dalla vicenda della giovane arminuta (anche nel film, come nel romanzo, non viene mai svelato il nome di battesimo) che oltre al trauma di un secondo abbandono deve subire anche l’impatto per lei terribile con la nuova realtà montana in cui è costretta a calarsi, così lontana dalle comodità e dalla agiatezza della vita in città. Una nuova vita quindi per lei in cui, forse, dopo tredici anni da figlia unica, la ristrettezza economica non è l’avversità più dura da accettare.

La vera ricchezza

Il regista, al suo terzo lungometraggio dopo la felice operazione di Figli (adattamento di un monologo teatrale di Mattia Torre) torna ad esplorare la complessità degli aspetti affettivi e sociali della vita famigliare, concentrando di nuovo l’attenzione sui cambiamenti e sulle conseguenze materiali ed interiori che comporta l’arrivo di un nuovo figlio, ma questa volta lo fa senza la leggerezza dell’ironia e allargando lo sguardo sulle connessioni tra la miseria economica a quella umana.
Le risposte alle domande poste sono in qualche modo sorprendenti perché quello che in maniera intelligente viene svelato a poco a poco nel corso del film, è che i due aspetti spesso non collimano, in questa storia come nella vita.
Infatti, il mistero su cui si regge la struttura narrativa della storia nasconde i moventi e la vera natura dei personaggi, e la scoperta delle verità sepolte sotto le apparenze ribalta il tono del film, oltre che il giudizio dello spettatore e la percezione che la stessa protagonista ha della sua storia, lanciando la volata ad un finale pieno di speranza e di lucidità sulle cose veramente importanti della vita.

Gabriele Cheli

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