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Le cose non dette


TITOLO ORIGINALE: Le cose non dette
REGISTA: Gabriele Muccino
SCENEGGIATORE: Gabriele Muccino, Delia Ephron
PAESE: Italia
ANNO: 2026
DURATA: 114'
ATTORI: Stefano Accorsi, Miriam Leone, Claudio Santamaria, Carolina Crescentini, Beatrice Savignani, Margherita Pantaleo
SCENE SENSIBILI: Una breve scena erotica, una scena di autoerotismo adolescenziale senza nudo
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Carlo, brillante professore di filosofia, con un blocco nella scrittura del suo secondo romanzo, è sposato con Elisa, quotata firma di Vanity Fair, anche lei in crisi creativa. Consigliata dal suo direttore di fare una pausa, Elisa propone a Carlo una vacanza a Tangeri, dove i due si recano insieme a Paolo, ristoratore, amico da sempre di Carlo, con la sua isterica moglie Anna e la figlia 13enne Vittoria, che dice di odiare la madre. Il soleggiato luogo esotico che doveva calmare e rigenerare gli animi si rivela come il proscenio dello scatenarsi di tensioni e conflitti ormai impossibili da tacere. A far da detonatore della crisi l’arrivo nella cittadina marocchina di Blu, procace studentessa di Carlo, intenzionata a svelare la loro relazione, non immaginando la tragedia incombente.

 

Il pessimismo esistenziale di Muccino in salsa thriller-noir

Carlo ed Elisa stanno ormai rinunciando alla ricerca di un figlio (proprio come capita ai due stessi interpreti nel recente film Amata), ma nel frattempo non si accorgono di star trascurando anche il loro amore, che va spegnendosi. Quello di cui Elisa è ignara noi lo sappiamo: Carlo e la giovane Blu hanno una relazione passionale da otto mesi e lei ha anche concepito e perso un bambino. Ha seguito Carlo a Tangeri perché vuole costringerlo a dire tutto ad Elisa e a lasciarla. Questi, eterno indeciso e ingiustificabile Peter Pan, chiede tempo, ma la verità viene a galla anche complici gli amici Anna e Paolo che scoprono degli indizi inequivocabili. I temi dell’adulterio, delle difficoltà coniugali e le diverse fragilità emotive molto frequenti nel cinema di Muccino sono qui tutti nuovamente presenti anche se intinti nei generi noir e thriller che si rivelano fin da quando capiamo che il racconto si dipana attraverso le dichiarazioni dei protagonisti ad un interrogatorio di polizia. Il pessimismo mucciniano è messo in scena fino a conseguenze tragiche e noi seguiamo i personaggi nella loro disperazione senza soluzioni.

Anche Paolo e Anna sono una coppia in crisi. Lui si dedica tutto al suo ristorante per riuscire a tollerare le ossessioni della moglie ed è pressoché assente nei confronti della figlia Vittoria. Quest’ultima si lamenta di essere trattata ancora da bambina da sua madre con la quale c’è un’incomunicabilità totale. Solo con Carlo la ragazzina sembra intendersi ma ai limiti di un’infatuazione sentimentale. Di fatto non si salva nessuno e l’idea di famiglia come realtà potenzialmente felice viene a sbriciolarsi. La corsa a perdifiato senza una meta di Carlo, i pianti disperati di Elisa al momento della scoperta del tradimento, i ricatti morali e le rispostacce di Vittoria, tutto concorre ad un cupio dissolvi in cui l’immedesimazione del pubblico di fatto è un provare compassione per i personaggi.

 

Esteticamente encomiabile ma…

Tratto dal romanzo Siracusa di Delia Ephron (sorella della più nota Nora) che è co-sceneggiatrice con Gabriele Muccino, il film si presenta in ottima forma quanto a recitazione, fotografia, montaggio e musica. Stefano Accorsi in perfetta intesa con Miriam Leone, Santamaria pienamente in ruolo e ancor più la Crescentini nella sua parte “sopra le righe”. Molto interessanti, in questo cast “di garanzia”, le new entry Beatrice Savignani nei panni di Blu e Margherita Pantaleo in quelli di Vittoria. Ciò detto resta un ma, ed è connesso con la scelta del tema, che richiama, a mio avviso con troppa insistenza, quell’Ultimo Bacio del lontano 2001, in cui il personaggio di Accorsi, anche lì significativamente chiamato Carlo, con venticinque anni di meno del Carlo attuale, tradisce la compagna perché invaghitosi di un’allora esordiente Martina Stella.

È come se Muccino a un quarto di secolo di distanza voglia dirci ancora la stessa identica convinzione ovvero che la fedeltà matrimoniale sia un’utopia. Possiamo per la prossima volta aspettarci dal talentuoso cineasta romano qualche nuova acquisizione?

 

Giovanni Capetta

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