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L’esorcista del Papa


TITOLO ORIGINALE: The Pope's Exorcist
REGISTA: Julius Avery
SCENEGGIATORE: Michael Petroni e Evan Spiliotopoulos
PAESE: USA
ANNO: 2023
DURATA: 103'
ATTORI: Russell Crowe, Daniel Zovatto, Alex Essoe, Franco Nero
SCENE SENSIBILI: Numerose scene particolarmente cruente, splatter e con effetti stranianti. Immagini di nudo e a sfondo erotico. Linguaggio scurrile e blasfemo.
1 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 5

Nel 1987, in un paese in Calabria, don Gabriele Amorth riesce a far uscire il demone “Legione” dal corpo di un giovane. Poco dopo, l’eroico reverendo è chiamato in giudizio da una commissione vaticana che gli imputa di aver svolto l’esorcismo senza autorizzazione. Il sacerdote, irriverente, dice di rispondere solo al Papa, al quale, successivamente si relaziona in un consulto riservato. Tutt’altro che sfiduciato, l’esorcista è invitato dal pontefice a documentarsi sui codici antichi che narrano di una ex misteriosa abbazia in Castiglia in cui, da qualche giorno, il Diavolo si sta manifestando tormentando un bambino, figlio di una giovane vedova statunitense che si è trasferita in quel luogo dopo averlo scelto come dimora per sé, il piccolo Henry e la procace sorella adolescente. Amorth vola in Spagna e qui, affiancato da un giovane prete, in balia di inesperienza e falsa coscienza, inizia la battaglia con il diavolo Asmodeo che sta straziando Henry. La vittima innocente è solo un “ponte” per aggredire il sacerdote stesso che il Diavolo tenta nei suoi profondi sensi di colpa, fra cui il rimorso per il suicidio di una ragazza. Il conflitto col Malvagio rivela che nella cripta del convento si radunavano congreghe di inquisitori di cui restano carcasse mummificate. La vittoria finale comporta svelare una trama oscura di perdizione che avvolge la Chiesa da tanti secoli.

Un’occasione persa

18 milioni di dollari per questo horror, splatter con sangue ovunque, un bambino stravolto, con voce d’oltretomba e fulmini e saette come ogni trito film del genere. Dagli effetti speciali fra Indiana Jones ed Harry Potter, fino all’ultimo dei cliché, il film lusinga il botteghino (più di un milione in Italia), ma fallisce soprattutto nella memoria di Gabriele Amorth, l’esorcista morto nel 2016 a cui il film si ispira esplicitamente, senza alcun fondamento. Con quale intento, se non fare soldi, sono stati ceduti ai produttori della major Sony i diritti dei volumi scritti dall’esorcista realmente esistito e dal fisico molto diverso dall’interprete de Il Gladiatore. Superati a fatica gli schizzi di sangue in macchina del cinghiale ucciso dopo che Legione vi è entrato, il Russell Crowe-Amorth improbabile, gira per Roma in vespa alla Nanni Moretti, incontra un Papa Wojtyla, altrettanto poco credibile con la barba di Franco Nero, ma soprattutto è ancor meno convincente nello stereotipo del protagonista che più che del Diavolo è vittima dei suoi ghost: è sopravvissuto durante la guerra partigiana e ha sottovalutato i disturbi di una ragazza che poi si è uccisa, con qualche allusione alla mancata verità sul caso di Emanuela Orlandi. Del resto da Hollywood sparare sul Vaticano è comunque garanzia di successo, soprattutto seguendo la facile scia degli adattamenti dai best seller di Dan Brown.

Unde Malum?

Unde Malum? Da dove viene il male? Satana, il Divisore è una persona o una qualche fumosa realtà con nessuna responsabilità nei drammi degli uomini nella storia? E nella lotta del Bene e il Male noi da che parte stiamo? Vi è un pensiero forte di secoli, contenuto nel Catechismo della Chiesa Cattolica, nonostante la vaghezza che le persone sperimentano e purtroppo anche i cristiani cosiddetti adulti. Il film, facendo tesoro delle riflessioni e della indefessa attività di Amorth (il sacerdote ha vagliato cinquantamila casi di possessione) avrebbe potuto fare luce su tante verità e così fare molto bene senza annoiare, ma avvincendo gli spettatori con i sani strumenti della più collaudata drammaturgia. A tratti, anche solo in alcune battute, si intravvedono le potenzialità che gli sceneggiatori avrebbero avuto, forse senza cognizione di causa. Così quello che si vede è un divertissement di basso calibro che avrà arricchito il quasi esordiente regista australiano, Julius Avery, ma a noi resta davvero poco su cui riflettere.

Giovanni M. Capetta

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