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L’intrusa


TITOLO ORIGINALE: L'intrusa
REGISTA: Leonardo di Costanzo
SCENEGGIATORE: Leonardo di Costanzo, Maurizio Braucci
PAESE: Italia
ANNO: 2017
DURATA: 95'
ATTORI: Raffaella Giordano, Valentina Vannino, Martina Abbate, Anna Patierno, Marcello Fonte
SCENE SENSIBILI: nessuna
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Giovanna è una donna che dedica tutta la vita alla Masseria, un centro ricreativo da lei fondato nella periferia di Napoli, dove accoglie ogni giorno – grazie anche al supporto della scuola lì accanto – bambini provenienti da realtà difficili, togliendoli dalla strada e dall’inevitabile contatto con la camorra. A stravolgere l’equilibrio della Masseria è l’arresto di un camorrista latitante che si nasconde nella casupola in giardino, dove Giovanna ha ospitato generosamente una donna con due bambini senza sapere che fosse la moglie del criminale. Se da una parte Giovanna vorrebbe accogliere la donna e i suoi figli, spinta dagli stessi propositi con i quali ha creato la Masseria, dall’altra parte il quartiere si ribella, nella paura che quell’intrusa vada a corrompere un angolo di paradiso dentro al loro quotidiano inferno.

Una battaglia per la dignità e il rispetto sopra ogni cosa

L’intrusa non è il classico film sulla camorra. Anzi, della camorra si sente solo il nome, nonostante sia elemento essenziale nella trama del film. È da qui infatti che parte il dilemma di Giovanna e l’indignazione del quartiere. Maria, la giovane moglie del camorrista latitante, la figlia Rita e il piccolo neonato di cui non sappiamo il nome, sono portatori di quello da cui ogni giorno, con tenacia e pazienza, Giovanna e i suoi colleghi volontari strappano i bambini: la camorra, la malavita, la spirale marcia e corrotta nella quale sono nati e cresciuti. L’unica che riesce a guardare Maria e Rita in modo diverso è Giovanna, che si imbarca, all’inizio inconsapevolmente, in una battaglia per la dignità e il rispetto sopra ogni cosa. Battaglia che minaccerà di portarle via tutto.

Educare là dove esiste solo l’istinto

L’Intrusa è un film dai toni semplici, senza pretese o virtuosismi. Ciò che domina sono i silenzi. Il silenzio paziente e tenace di Giovanna, il silenzio timido e diffidente di Rita, e il silenzio orgoglioso e scontroso di Maria.
Pur raccontando una realtà difficile e mettendo a tema un dilemma reale e concreto, il regista sceglie di porre l’accento sulla bellezza e sugli stralci di semplice felicità all’interno del centro ricreativo. È lì che si concentra la macchina da presa ed è lì che risiede la forza del film: mettere in risalto il modo genuino e gratuito con cui i volontari vivono assieme ai bambini e con cui i bambini stessi imparano a stare insieme, ma soprattutto l’aspetto educativo della Masseria – perché di questo si tratta, di educare là dove esiste solo l’istinto. È proprio questo che conquista Rita, che le permette di aprirsi sempre di più, riscoprendo – o forse scoprendo per la prima volta – che non è da sola.

L’essere diversi e il riscoprirsi persone

Con un linguaggio è scarno e diretto (alcune battute sono recitate in napoletano stretto sottotitolate, e solo in pochi punti i dialoghi scivolano in un didascalismo quasi inevitabile quando si trattano temi sociali), l’Intrusa è un film semplice ma profondo, che offre un punto di vista realistico grazie anche agli attori che attori non sono, bensì gente comune che viene dalla strada (eccezione fatta per Giovanna). La pellicola di Di Costanzo pone una tematica estremamente attuale, quella dell’accoglienza del diverso, nel tentativo di tornare a quello che accomuna tutti: essere persone. Il valore della persona in quanto tale, il valore superiore ad ogni razza, etnia, storia, civiltà, cultura o provenienza.
L’intrusa è un film che non lascia indifferenti, ponendo sul piatto, con obbiettività e onestà, due punti di vista opposti ma comprensibili. Un film che andrebbe fatto vedere nelle scuole e nei centri ricreativi nati dallo stesso desiderio di Giovanna: educare i bambini ad essere felici e amarli per il solo fatto che esistono.

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