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L’ombra di Caravaggio


TITOLO ORIGINALE: L'ombra di Caravaggio
REGISTA: Michele Placido
SCENEGGIATORE: Michele Placido, Sandro Petraglia e Fidel Signorile
PAESE: Italia, Francia
ANNO: 2022
DURATA: 120'
ATTORI: Riccardo Scamarcio, Louis Garrel, Isabelle Huppert, Micaela Ramazzotti e Mario Molinari
SCENE SENSIBILI: un’orgia, diverse scene esplicite a contenuto sessuale (compresa bisessualità e pansessualità) e di nudo, turpiloquio, diverse scene di violenza
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Nel 1610, Michelangelo Merisi, in arte il Caravaggio, è riuscito a rifugiarsi a Napoli, grazie alla protezione della famiglia Colonna, in seguito alla condanna a morte emessa da Papa Paolo V per l’omicidio di Ranuccio Tommasoni. Il Pontefice affida a una sorta di inquisitore, soprannominato “l’ombra”, il compito di indagare sui peccati di Caravaggio per decidere se concedere la grazia al pittore. L’ombra esplora nella vita e negli affetti del Merisi, scoprendo le gesta di un uomo tanto sregolato e violento quanto onesto e fedele alla sua arte.

Ombre e luci sin troppo nitide

Michele Placido, in linea con il gusto e con la visione che ritroviamo in molti dei suoi film, interpreta l’ombrosità storica del pittore Michelangelo Merisi in modo quasi agiografico, magnificando il suo vitalismo pansessuale e una violenza che esplode, a tratti, come una sovrabbondanza di schiettezza ed energia. A supporto di questa interpretazione molto netta si snoda una scrittura manichea e, a tratti, semplicistica.
Il meccanismo investigativo che vede come protagonista l’ombroso inquisitore, interpretato da Louis Garrel, si rivela una trovata funzionale a livello della struttura, permettendo di esplorare i volti e le anime della vita di Caravaggio in un’efficace progressione. Tuttavia, il moralismo affettato e fanatico del detective/ombra sconfina spesso nel ridicolo, restituendo una figura di antagonista svuotata di ogni spessore, una stilizzazione che fa perdere credibilità a tutto il percorso del film.
Di fronte alla glorificazione di un Caravaggio, espressione dell’amore evangelico per i poveri, amico di san Filippo Neri e ultimo conforto di Giordano Bruno prima del rogo, verrebbe da chiedersi: ma dov’è, quindi, l’ombra? Nella vicenda raccontata, c’è piuttosto una luce accecante e un po’ naïve che circonda con un’aura di irresistibilità il pittore. Ed è un peccato. Perché, invece, la splendida fotografia di Michele D’Attanasio si trova molto più a suo agio con la complessità del chiaroscuro, e con essa anche il lavoro prezioso di costumi e scenografia. A livello estetico, L’ombra di Caravaggio riesce efficacemente a immaginare un dietro le quinte dei capolavori del pittore, offrendo un’esperienza cinematografica compiuta e soddisfacente.

Un affresco retorico

Nel film rimane, tuttavia, il vulnus di una narrazione fluida ma zoppicante nelle sue estremizzazioni che si esprimono anche in scelte di recitazione e di linguaggio discutibili, con un pastiche di dialettalità, pomposità barocca e immediatezza che talvolta sfuggono al controllo. Persino la meravigliosa Isabelle Huppert, nei panni della marchesa Colonna, cade vittima di un ruolo a tratti caricaturale. La scelta di accordare a una sessualità inarrestabile e vitalistica la principale chiave di interpretazione del percorso del pittore e del mondo che lo circonda appiattisce senza scampo i personaggi su tipologie stereotipate.
L’ombra di Caravaggio, pur con i suoi pregi estetici e un buon ritmo narrativo, pecca di presunzione nel tentativo di restituire, insieme alla complessa figura di un’artista, anche la temperatura di un’epoca, il Seicento, abitata da tensioni profondissime. L’impegno evangelico per i poveri di san Filippo Neri, il dibattito teologico fra Riforma e Controriforma, l’apertura agli infiniti mondi possibili di Giordano Bruno: questi abissali frammenti di storia attraversano come meteore il racconto, riversando la loro luce sul ritratto di Caravaggio, figura vigorosa su uno sfondo storico confuso.
Ne risulta un film in cui l’eccessiva retorica della narrazione depotenzia la poesia delle immagini, quelle ricostruite con impegno dal lavoro ammirevole dei reparti, e quelle sfuggenti (e per questo immortali) del Caravaggio.

Eleonora Recalcati

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