SCEGLIERE UN FILM

L'ufficiale e la spia

L’ufficiale e la spia


TITOLO ORIGINALE: J'accuse
REGISTA: Roman Polanski
SCENEGGIATORE: Robert Harris e Roman Polanski
PAESE: Francia/Italia
ANNO: 2019
DURATA: 126'
ATTORI: Jean Dujardin, Louis Garrel, Emmanuelle Seigner, Mathieu Amalric, Denys Podalydes, Vincet Perez
SCENE SENSIBILI: alcune scene sensuali
1 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 5

Nel gennaio del 1895 l’ufficiale francese George Picquart assiste senza particolare emozione alla condanna del capitano ebreo Alfred Dreyfus, accusato di tradimento. Col passare del tempo, però, Picquart, promosso all’interno dei servizi segreti, si rende conto che gli atti di spionaggio per cui Dreyfus era stato accusato, stanno continuando e inizia a dubitare della sua colpevolezza. Far trionfare la verità sarà però un’impresa lunga e non priva di conseguenze anche per lui…

L’antisemitismo di ieri e di oggi

Presentato alla Mostra del cinema di Venezia non senza qualche polemica (non tanto sul contenuto, ma sulla possibile connessione -suggerita dallo stesso Polanski- tra la persecuzione subita da Dreyfuss e le note vicende giudiziarie del regista), L’ufficiale e la spia giunge comunque molto opportuno in un’epoca in cui l’antisemitismo sembra rinascere più o meno virulento in tutta Europa.
Il famoso affaire Dreyfus che infiammò la Francia a cavallo tra due secoli riflette le ambiguità di una società e di un corpo particolare di essa, l’esercito, pronto a muoversi in massa contro un uomo innocente facendone il capro espiatorio di uno scandalo e coprendo le proprie colpe contro ogni evidenza.
Polanski, tuttavia, decide di non fare del capitano Dreyfus, l’innocente perseguitato interpretato con stoica testardaggine da Louis Garrel, il protagonista della sua pellicola, ma segue il percorso di progressiva consapevolezza del capitano Picquart, da antisemita inconsapevole, se non violento, a uomo capace di lottare per la verità e di pagarne le conseguenze sul piano personale.

Anche se la verità viene ristabilita, le differenze non scompaiono

Picquart è in tutto e per tutto un uomo del suo tempo e del “sistema”, tanto fedele alla divisa quanto disinvolto sul piano delle relazioni personali (è l’amante senza rimorsi della moglie di un suo caro amico), capace di navigare la politica e sicuro del suo valore. Eppure sarà proprio lui, una volta scoperto il vero colpevole della fuga di informazioni un po’ troppo facilmente attribuita al capitano ebreo, a farsi avanti per ribaltare la sentenza e cercare la giustizia.
Il tutto non avverrà senza pesanti conseguenze sul piano personale: la rivelazione della sua storia clandestina e l’imprigionamento, seppure in condizioni assai più miti di Dreyfus.
Del resto, come mostra il finale agrodolce, anche se la verità dei fatti verrà ristabilita, le differenze non scompaiono (Picquart finisce con un posto da ministro, Dreyfus non si vedrà riconosciuti gli anni di prigione nel servizio) e il pregiudizio contro gli ebrei resta immutato, come una bestia addormentata pronta a risvegliarsi alla prima occasione.
Polanski sceglie un racconto classico, cercando di restare il più possibile attaccato alla realtà della cronaca e del costume dell’epoca e romanzando al minimo gli avvenimenti, confidando su un largo cast che contiene i più bei nomi del cinema e del teatro francese. E se può far sorridere un servizio segreto le cui principali attività consistono nell’apertura delle lettere altrui e nella ricostruzione di documenti gettati nella spazzatura, più inquietante è la descrizione di un mondo di poteri profondamente corporativo e pronto a tutto pur di espellere l’estraneo e il diverso.
Jean Dujardin presta a Picquart la sua abituale carica di disinvolta simpatia riuscendo anche a trasmettere il conflitto interiore di un uomo che si ritrova a lottare contro un sistema in cui è nato e cresciuto, ma da cui si sente sempre più tradito. Accanto a lui, a lottare per Dreyfus, oltre allo scrittore Zola (autore del famoso J’accuse) i membri di un’élite culturale e politica, ognuno con le sue personali ragioni per coinvolgersi nel caso giudiziario del secolo.
Ed è proprio questa capacità di restituire un’epoca che rende la rigorosa pellicola del regista polacco uno straordinario esempio di come trasformare un racconto storico in un opportuno monito per il presente.

Scegliere un film 2020

Tag:, , , ,