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Maigret – L’amore e la morte


TITOLO ORIGINALE: Maigret et le mort amoureux
REGISTA: Pascal Bonitzer
SCENEGGIATORE: Pascal Bonitzer
PAESE: Francia
ANNO: 2026
DURATA: 80'
ATTORI: Denis Podalydès, Anne Alvaro, Micha Lescot, Irène Jacob, Dominique Reymond
SCENE SENSIBILI: una singola immagine cruenta
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Parigi. Una telefonata del Quai d’Orsay, il Ministero degli Esteri, raggiunge il Quai des Orfèvres, quartier generale della polizia giudiziaria: un ex ambasciatore è stato ucciso. L’indagine richiede cautela e discrezione: a farsene carico è il commissario Maigret.

 

Maigret ma non troppo

Basato sul romanzo Maigret e gli aristocratici (1960), in Italia pubblicato anche col titolo Maigret e i vecchi signori, l’adattamento – l’ultimo di una lunga progenie – scritto e diretto da Pascal Bonitzer svela fin dai primi minuti l’intenzione di revisionare alcuni tratti distintivi di Jules Maigret e del suo mondo. La possente stazza dell’ispettore uscito dalla penna di Georges Simenon cede il posto alla snella sagoma dell’interprete Denis Podalydès; la Parigi del Novecento lo cede invece ai primi anni del ventunesimo secolo. Ed è probabile che un approfondito raffronto tra il personaggio originale e quest’ultima versione sveli, tra le pieghe del suo sobrio portamento e del suo tipico metodo d’indagine, più di un’alterazione.

 

Due France

La ragione del trasloco temporale è perlopiù sfuggente. Quel che è certo è che l’omicidio dell’ambasciatore trasporta Maigret nelle stanze di una Francia che, ai suoi occhi, è una terra straniera, la materializzazione nel presente di un’era remota: una Francia che preserva ancora le vestigia dell’aristocrazia, un’intatta tradizione cattolica e il costume sociale di un tempo.

Può darsi che il posticipare l’ambientazione agli albori del nuovo secolo abbia lo scopo di far risaltare lo spartiacque tra due epoche, dunque la principale ragion d’essere di quest’ultimo adattamento filmico: il raffronto tra la Francia che fu e quella odierna. Ma il paragone sarebbe stato limpido – come lo è nel romanzo di Simenon – anche rispettando la datazione originale. In ogni caso, è probabile che, in fondo, si stia parlando non di una Francia di ieri e di una Francia di oggi, ma di due France abituate a vivere da separati in casa. Due società che coesistono ma non si incontrano.

 

Più che un film, un episodio televisivo

Dell’opera di Simenon sembra invece si sia voluto trasporre integralmente la peculiare, concisa, calcolatamente telegrafica prosa: ottanta minuti di pellicola, un incipit stringato e uno sviluppo senza indugi fino alla conclusione. Dello stesso Maigret ci viene descritto poco o nulla, come se la sua popolarità non avesse bisogno di presentazioni: tuttavia, trattandosi di un Maigret parzialmente rivisitato, la familiarità col personaggio – comunque non ovvia – viene meno.

Non solo, ma l’assenza di qualunque dato introduttivo lascia l’impressione di essere di fronte non ad un film, ma all’episodio intermedio – concepito in sequenza proprio come il romanzo – di una serie televisiva, iniziata settimane o stagioni prima del nostro arrivo. Un’impressione cui contribuisce l’assenza – perlomeno a prima vista – di contrappunti di stile, forse dovuta anch’essa all’intento di tradurre in immagini lo stile succinto di Simenon. Intento comprensibile, ma non privo di effetti collaterali: nel procedere per sottrazione, qualche dato essenziale sembra andato perduto.

 

Il vero puzzle

Perlomeno, la schietta nudità degli eventi che Simenon ambiva a riprodurre non viene – non del tutto – scambiata con l’arrestarsi alla loro superficie, col mero registrarne la parvenza: il racconto del mondo esteriore potrà anche apparire minimale, ma le persone che lo abitano gli infondono silenziosa intensità. La loro interiorità, territorio nel quale maturano i propositi delittuosi, è tutt’altro che scarna: ne sa qualcosa la sfuggente e gelida Jacqueline Larrieu, domestica dell’ambasciatore assassinato, il personaggio che probabilmente resterà più impresso nella memoria dello spettatore.

In effetti, nel trattare dei due volti della Francia – l’esile trama innescata dall’omicidio appare quasi un pretesto –, si cerca di sondare un mistero al di là del cosiddetto whodunit, del semplice scoprire «chi è stato»: il vero puzzle da ricomporre non riguarda il delitto. Il vero puzzle sono le persone.

 

Marco Maderna

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