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Maigret


TITOLO ORIGINALE: Maigret
REGISTA: Patrice Leconte
SCENEGGIATORE: Patrice Leconte e Jérôme Tonnerre
PAESE: Francia
ANNO: 2022
DURATA: 88'
ATTORI: Gérard Depardieu, Mélanie Bernier e Aurore Clément
SCENE SENSIBILI: nessuna
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Parigi, anni ’50. Il commissario Maigret indaga sulla morte di una giovane senza né nome né passato, che gli ricorda tanto la figlia che ha perduto. Sullo sfondo, una Parigi sta facendo i conti con le conseguenze della Seconda Guerra Mondiale, spaccata a metà tra ricchezza e povertà.

Un Maigret al passo con i tempi

Il regista Patrice Leconte in questo film riesce a fare coesistere due atmosfere: quella della Parigi anni ’50 e quella odierna. Il grigio opprimente di una città che cerca di dimenticare la guerra fa il paio con le nubi sul futuro e la morale dei giovani, in un consapevole declino giustificato dall’assenza di speranza nell’avvenire. Una crisi impersonata da Maigret stesso, sempre più cagionevole di salute e vicino alla pensione. Dovrà rinunciare alla sua amata pipa, come da tempo ha rinunciato a giudicare un mondo che l’ha più volte deluso. Non è il suo mestiere, afferma sul finale: il suo compito è trovare quella che chiamiamo verità, l’unica ancora a cui Maigret si aggrappa per non cadere in depressione.
Una verità vera prima di tutto per lui: secondo la sua indagine, fatta di persone, di condotte, di intuito su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, non solo secondo il codice penale, ma osservando sotto la lente d’ingrandimento la sottile linea che separa illecito e illegale.
È questo forse il più grande tratto del personaggio di Simenon, evidenziato molto bene da questo ultimo adattamento cinematografico: un detective al servizio del suo giudizio prima di quello imposto dal suo ruolo, la cui infallibilità è garantita dalla sua irresistibile tendenza a fare la cosa giusta rispetto a quella dovuta. Ecco perché quando sbaglia Maigret, vogliamo sbagliare anche noi. E quando invece trova la soluzione, festeggiamo al posto suo, mentre lui tira la pipa e passa al prossimo caso.

Più tv che cinema

La durata della pellicola e il suo ritmo compassato fanno pensare più a un prodotto per la televisione per piattaforma rispetto all’esperienza cinematografica odierna. Tuttavia, è a suo modo confortante tornare a vedere al cinema un film di genere che non si prolunga più del dovuto, in un periodo nel quale anche i film con i supereroi superano le tre ore.

Claudio F. Benedetti

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