SCEGLIERE UN FILM

Monuments Men


TITOLO ORIGINALE: The Monuments Men
REGISTA: George Clooney
SCENEGGIATORE: George Clooney e Grant Henslov dal libro The Monuments Men: Allied Heroes, Nazi Thieves, and the Greatest Treasure Hunt in History di Brett Witter e Robert M. Edsel
PAESE: USA
ANNO: 2013
DURATA: 120'
ATTORI: George Clooney, Matt Damon, Cate Blanchett, Jean Dujardin, Bill Murray, John Goodman, Bob Balaban, Hugh Bonneville
SCENE SENSIBILI: moderato turpiloquio.
1 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 5

1943. La seconda guerra mondiale sta volgendo al termine. Un gruppo di studiosi si trasforma in soldati per recuperare le opere d’arte sottratte dai nazisti durante l’occupazione e restituirle ai legittimi proprietari. Una curatrice di musei parigina forse sa qualcosa ma non si fida delle intenzioni degli americani, mentre i russi sull’altro fronte avanzano con progetti molto meno nobili. Una missione insidiosa e che metterà a rischio le vite di molti…

A caccia di tesori

Una Madonna di Michelangelo, un polittico fiammingo, un quadro di Rembrandt valgono tanto da sacrificare la vita di un uomo per salvarli dall’oblio e dalla distruzione? Cosa significa la perdita di pezzi da museo, per quanto prestigiosi, di fronte all’annientamento di milioni di vite umane nei combattimenti e nei campi di concentramento?

Questi sono gli interrogativi con cui si apre e si chiude il quinto film da regista di George Clooney, che si era tanto appassionato al progetto da volerlo produrre e interpretare raccogliendo attorno a sé un cast di prim’ordine in grado di vincere le prevedibili resistenze dei capi degli Studios. Le vicende raccontate nel film si ispirano al memoir sull’argomento basato su documenti e ricordi degli originali monuments men (nella realtà oltre 400 civili) che sul finire del secondo conflitto mondiale si misero all’opera per salvare opere d’arte d’ogni genere non solo dalle razzie dei tedeschi in fuga e dalle mire non proprio limpide dei russi, ma anche dai bombardamenti degli alleati (opportunamente il personaggio di Clooney, il tenente Stokes, ricorda la distruzione di Montecassino e il rischio corso dall’Ultima cena di Leonardo).

Ottime intenzioni dunque che, però, si concretizzano in una pellicola che, se non manca di momenti di umorismo e qua e là di commozione, nel complesso però soffre di una certa mancanza di tensione, incerto tra lo sposare una retorica meritoria ma un po’ passé oppure virare verso un tono più umoristico-canagliesco soprattutto nel finale, quando si tratta di “fregare” i russi sul filo di lana. Clooney dice di essersi ispirato alle pellicole di guerra anni Cinquanta e Sessanta, tipo I cannoni di Navarone, ma purtroppo finisce per ripetere un po’ anacronisticamente alcuni aspetti dei suoi modelli, senza riuscire davvero a ricrearne l’atmosfera.

La battaglia per la cultura

I sei uomini del “commando” in difesa dell’arte, uomini di cultura frettolosamente riconvertiti in soldati, si aggirano un po’ goffamente nei pressi del fronte correndo da un posto all’altro per capire dove diavolo i nazisti abbiano nascosto la loro refurtiva o, nel caso del personaggio di Matt Damon, spendono mesi a Parigi con l’unico apparente effetto di corteggiare la bella curatrice di musei parigina e di riappendere un quadro rubato nell’appartamento di una famiglia ebrea deportata che non tornerà più.

Quando ottengono dei successi, il tutto sembra avvenire un po’ per caso o per un colpo di fortuna (come il fortunoso incontro con l’ufficiale nazista fuggitivo che si tiene un Monet sopra il caminetto) e quando ci lasciano le penne danno più l’impressione di una certa dabbenaggine che di sacrificio eroico.

Pure il regista-sceneggiatore deve aver sentito che i suoi proclami sul ruolo dell’arte nella sopravvivenza della civiltà avevano qualcosa di poco urgente se nel mezzo di un maxi recupero di pezzi preziosi in una miniera di sale ha ritenuto necessario aggiungere il ritrovamento di un bidone pieno di otturazioni d’oro provenienti da un campo di concentramento.

Da questo punto di vista il personaggio più riuscito, a dispetto di essere l’unico non famoso del gruppetto, è quello del giovane soldato ebreo di origine tedesca che sottoterra vede per la prima volta il Rembrandt di cui le leggi razziali gli avevano sempre precluso la vista da bambino.

La simpatia e l’impegno del cast e l’umorismo profuso a piene mani, alla fine, fa passare sopra una caratterizzazione un po’ approssimativa dei personaggi e l’abbondare di cliché.

Lo spettatore più avvertito potrebbe infastidirsi quando si sentirà ripetere per l’ennesima volta, in tono tra il proclama accademico e la raccomandazione da maestro elementare, quanto sia importante l’arte per l’uomo, ma gli basterà ricordarsi dei popcorn per godersi uno spettacolone in stile vecchia Hollywood senza neppure un grammo di cinismo.

Scegliere un film 2014

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