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Natale a Londra – Dio salvi la regina


TITOLO ORIGINALE: Natale a Londra - Dio salvi la regina
REGISTA: Volfango De Biasi
SCENEGGIATORE: Alessandro Bencivenni, Tiziana Martini, Gianluca Ansanelli, Marco Bonini, Paola Tiziana Cruciani e Volfango De Biasi
PAESE: Italia
ANNO: 2016
DURATA: 90'
ATTORI: Pasquale Petrolo (Lillo), Claudio Gregori (Greg), Paolo Ruffini, Nino Frassica, Eleonora Giovanardi, Monica Lima, Enzo Iuppiariello, Ninetto Davoli, Uccio De Santis, Enrico Guarneri
SCENE SENSIBILI: qualche volgarità verbale.
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Erminio è il figlio non riconosciuto – e molto imbranato – del boss romano Er Duca, mentre Prisco, che di Er Duca è figlio legittimo, ha da tempo rinnegato la propria natura criminale per dedicarsi alla vita da boy scout. Un’importante missione riunisce i due fratelli: aiutare il padre a risanare i propri debiti con Equitalia. Motivo per cui Erminio coinvolge il fanciullesco Prisco in un improbabile viaggio a Londra per recuperare i soldi necessari. Come? Sfruttando il ristorante che Er Duca possiede nella Capitale britannica. Peccato che nel frattempo ‘U Barone, gestore del locale insieme a sua figlia – la severa chef Anita – sia ricattato da Robocop, uno strozzino senza scrupoli che dà loro una settimana di tempo per trovare il denaro chiesto. Altrimenti faranno tutti una brutta fine.

Il solito cinepanettone natalizio tutto gag e zero trama

Ancora una volta Natale porta con sé un sacco carico di cinepanettoni, oramai un genere cinematografico riconosciuto e atteso da chi frequenta il grande schermo in occasione delle festività di fine anno.
Le aspettative, generalmente piuttosto basse verso questi film, non vengono tradite. La trama è abbastanza divertente e totalmente surreale sia nella storia in sé quanto nella sua costruzione narrativa, priva di grosse volgarità e decisamente ricca di gag. Il tono comico della storia viene dato più dall’interpretazione degli attori che dalle battute e dalle situazioni. Questo probabilmente smorza il ritmo e, pur nel contesto dei cinepanettoni, lo rende meno attraente rispetto ai tradizionali e garantiti Boldi e De Sica.
I personaggi, privi di una particolare profondità psicologica, sono macchiette che si autoalimentano attorno a uno o due caratteri dominanti. Ne è un chiaro esempio la figura di Anita, che scimmiotta la televisione italiana ormai così devota ai grandi “Chef”. Anche lo schema narrativo che li riunisce è basilare e individuabile, grazie soprattutto all’insistenza con cui, in alcune battute, i personaggi stessi indirizzano lo spettatore verso una voluta interpretazione.

Un inno agli stereotipi sull’Italia

Evidente è la contrapposizione tra padri e figli. Vecchia versus nuova generazione. I padri che hanno commesso errori verso i figli i quali possono però essere artefici del proprio destino, svincolandosi dall’eredità pesante lasciata dal proprio padre e dimostrando che si può cambiare. Si pensi al personaggio di Prisco. Da ex delinquente si trasforma in un puerile boy scout, ma la sua vera natura – che Prisco ha deciso di nascondere perché se ne vergogna – soggiace repressa fino a quando non si verifica la reale e concreta possibilità di affrontarla e sconfiggerla.
Al di là di pochi spunti potenzialmente interessanti, Natale a Londra – Dio salvi la Regina è una generale e generica presa in giro: dell’Italia delinquente, degli Italiani “cafoni”, degli Italiani all’estero, della Gran Bretagna (qui bollata con la Brexit) e della Regina.
Forse troppa carne al fuoco che sì, diverte, ma senza lasciare niente di più che un lieve sorriso.

Maria Luisa Bellucci

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