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Non c’è campo


TITOLO ORIGINALE: Non c'è campo
REGISTA: Federico Moccia
SCENEGGIATORE: Federico Moccia, Francesca Cucci e Chiara Bertini
PAESE: Italia
ANNO: 2017
DURATA: 90'
ATTORI: Vanessa Incontrada, Claudia Potenza, Corrado Fortuna, Gian Marco Tognazzi e Neva Leoni.
SCENE SENSIBILI: turpiloquio.
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Una classe di liceo all’ultimo anno si reca a Scorrano, incontaminato paesino in provincia di Lecce, per una gita scolastica di qualche giorno. Ad attenderli, appena arrivati, una sorpresa che nemmeno pensavano possibile: a Scorrano non c’è campo. I telefoni sono completamente fuori uso, e i ragazzi (e le insegnanti) dovranno “sopravvivere” senza comunicazione tecnologica, provando a riscoprire quella autentica.

È possibile sopravvivere senza tecnologia?

Federico Moccia torna a dirigere dopo quattro anni, e lo fa con una commedia leggera che parte da un concetto semplice e allo stesso tempo potenzialmente interessante: nel 2017, dove tutti i rapporti sono ormai vincolati, controllati e alimentati dalla tecnologia, è possibile sopravvivere senza per qualche giorno? Cosa succede se all’improvviso la nostra connessione virtuale, che trascende i limiti di spazio e tempo, si interrompe e ci rimane solo la realtà, quella vera, fatta di facce, sentimenti, voci, ma anche silenzi?

La maschera dietro cui ci nascondiamo

La storia parte estremizzando la situazione attuale, non allontanandola troppo da quella che comunque è la realtà: ormai si vive di contatti virtuali, e si è anestetizzati dalla necessità di essere accettati, anche a costo di nascondersi dietro un profilo fake. In un contesto in cui sia adulti che ragazzi sono sempre a testa in giù con il naso non più tra i libri ma nel telefonino, a scombinare le carte sul tavolo è Scorrano, un paesino sconosciuto ai più, che ha da offrire cose ormai poco considerate: la pace, la natura, il contatto umano. Grazie a Gualtiero Martelli, l’artista a cui i ragazzi fanno visita durante la gita e che ha scelto come luogo di ispirazione e di concentrazione proprio il paesino pugliese, i ragazzi saranno guidati in questo insolito viaggio alla riscoperta della realtà. Come un velo di Maia che improvvisamente si squarcia, i ragazzi scopriranno poco a poco che quello che credevano essere autentico è solo una maschera, dietro cui tutti ci nascondiamo.

Un analfabetismo sentimentale

Lascia perplessi vedere come, nel film di Moccia, l’unico modo di sopperire alla mancanza di quei legami considerati indispensabili sembri essere il sesso o comunque l’attrazione fisica: là dove manca comunicazione, sembra dunque mancare anche e soprattutto una stratificazione di pensiero, di giudizio e di sentimento. Ciò che rimane è solo l’istinto. Emerge quindi un analfabetismo sentimentale che rende difficile persino distinguere un’amicizia da un amore, o un semplice battibecco da un litigio che può rovinare un rapporto.
Moccia mette in scena un dilemma semplice, quanto semplice è lo sviluppo della storia stessa, che si snoda in modo prevedibile, all’interno di un’atmosfera leggera e senza troppe pretese. Non c’è campo è un film che sembra però non scommettere fino in fondo sulla propria idea, mettendo in scena una certa banalità nel creare e nel distruggere le relazioni al di là della connessione, sia tra adulti che tra ragazzi. In pratica, che ci sia o non ci sia campo, sembra che siamo comunque destinati all’istintivo “sì” o “no”.

Un film semplice e leggero che non cambia niente

Sul finale, poi, il film prende una piega più buonista, al fine di “tirare le fila”. Ecco allora che un ragazzo si toglie finalmente la maschera che ha sempre indossato, sui social e non, e dichiara apertamente la sua omosessualità. O una ragazza confessa di essersi rifatta il naso. Rivelazioni che vengono accolte da abbracci e pacche sulle spalle, come a dire “vai bene così come sei”. Un concetto importante che sarebbe forse stato meglio approfondire invece che relegare in fondo al film, quando ormai non c’è più tempo.
In sintesi, Non c’è campo è un film semplice e leggero, che vuole trattare un argomento attuale e interessante ma che rischia di non essere efficace nello sviluppo. Nel tentativo di far riscoprire l’autenticità della vita e dei rapporti, l’impressione è che cambi drasticamente la modalità di comunicazione, ma – purtroppo – non varia minimamente il contenuto.

Elena Santoro

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