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Non sposate le mie figlie 2


TITOLO ORIGINALE: Qu’est-ce qu’on a encore fait au Bon Dieu?
REGISTA: Philippe de Chauveron
SCENEGGIATORE: Guy Laurent, Philippe de Chauveron
PAESE: Francia
ANNO: 2019
DURATA: 99'
ATTORI: Christian Clavier, Chantal Lauby, Ary Abittan, Medi Sadoun, Frédéric Chau, Noom Diawara
SCENE SENSIBILI: turpiloquio
1 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 5

Claude e Marie Verneuil affrontano una nuova crisi familiare. I loro quattro generi, contemporaneamente e per ragioni simili, meditano di lasciare la Francia con le rispettive famiglie e trasferirsi chi nel proprio Paese di origine chi in Paesi con maggiori opportunità lavorative. I due coniugi francesi non sono intenzionati però ad allontanarsi dalle loro figlie e dai nipoti e architettano un piano per fare rimanere tutti in patria.

Non è un Paese per stranieri

Sequel di Non sposate le mie figlie, grande successo al botteghino nel 2015 (12 milioni di spettatori!), Non sposate le mie figlie 2 cerca di mantenersi nel solco della prima pellicola, per replicare ciò che aveva già funzionato narrativamente. Ecco allora che tornano le grandi tavolate familiari, i discorsi pieni di cliché sulle altre culture, le paure infondate sul terrorismo (il pater familias Claude pensa che il rifugiato afghano che il parroco ha mandato a casa loro sia un terrorista) e i consueti malintesi tipici della commedia. Purtroppo, il sequel risulta meno convincente del primo film e di conseguenza meno divertente. Come in precedenza poteva risultare paradossale che tutte e quattro le figlie sposassero un uomo di origine straniera, allo stesso modo risulta quanto meno irrealistico che tutti e quattro i generi decidano di andare via dalla Francia nello stesso momento. Chao, il genero cinese, è ossessionato dalla mancanza di sicurezza della Francia e come cittadino di origine straniera si sente minacciato; Rachid, il genero algerino, non riesce a liberarsi dalle proprie origini e, come avvocato, si ritrova sempre a occuparsi di cause di immigrati arabi; Charles, il genero ivoriano che di professione fa l’attore, non riesce ad ottenere ruoli maggiori, ma gli viene sempre affidata la parte dello spacciatore o della comparsa, di solito un generico “uomo nero”; infine David, il genero ebreo, si lancia in improbabili affari senza futuro, cercando di trascinare con sé gli altri tre. È proprio quando il progetto comune di un’attività commerciale si risolve in un nulla di fatto, che i quattro iniziano a pensare che la Francia non sia più il Paese giusto per loro. Tra critiche alla nazione (con tanto di accenni alla politica contemporanea) ed elogi della stessa (da parte dei Verneuil), il film risulta meno com- prensibile a un pubblico internazionale e più incentrato su questioni di interesse nazionale.

Un sequel meno convicente e meno divertente

Inoltre, alla trama principale, si aggiunge la sottotrama amorosa che riguarda la sorella di Charles, Viviene, che dalla Costa d’Avorio torna in Francia per “sposare” la compagna. Al tema dei matrimoni misti si aggiunge quindi, in una mescolanza narrativamente caotica, il tema dei matrimoni gay. La questione è affrontata in modo veloce e banale: da una parte il padre ivoriano di Viviene accetta la novità con un po’ troppa e superficiale (sia tematicamente che narrativamente) facilità; c’è poi la figura del prete che, pur non celebrando questa unione, balla alla festa di nozze con allegria e risulta ridicolizzata.
A tenere alta la comicità del film sono solo i due padri, Claude e André, con i loro battibecchi tra consuoceri e l’attaccamento alle proprie origini, che si scontra con le scelte dei figli.
La storia avrebbe potuto tentare strade ben più interessanti, usando come pretesto narrativo, per esempio, la nascita del nuovo nipotino, per porre l’accento sulle difficoltà nell’educazione dei figli, tra diversità culturali e ingerenze delle famiglie di origine (qui invece solo accennate).

Scegliere un film 2019

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