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Notti magiche


TITOLO ORIGINALE: Notti magiche
REGISTA: Paolo Virzì
SCENEGGIATORE: Paolo Virzì, Francesco Piccolo, Francesca Archibugi
PAESE: Italia
ANNO: 2018
DURATA: 115'
ATTORI: Mauro Lamantia, Giovanni Toscano, Irene Vetere, Roberto Herlitzka, Giancarlo Giannini, Marina Rocco, Paolo Sassanella, Ornella Muti
SCENE SENSIBILI: scene a contenuto sessuale, uso di droghe
1 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 5

Nella notte della semifinale del campionato mondiale una macchina, guidata da Leandro Saponaro, produttore cinematografico ormai sul lastrico, cade dal ponte di Trastevere. Si sospetta subito un omicidio e sono interrogati i tre ragazzi finalisti del Solinas che hanno avuto l’ultimo contatto con lui.

Tre giovani attori nella Roma della notte dei Mondiali

Le notti sono magiche quando tutti gli italiani, riuniti insieme davanti a uno schermo all’aperto, tifano per la Nazionale. Quando sperano e desiderano la vittoria seguendo la telecroncaca con la voce inconfondibile di Bruno Pizzul. E anche lì a Roma, la notte della semifinale, mentre la delusione per la sconfitta con l’Argentina invade gli animi degli sportivi, c’è una morte improvvisa. Un’auto cade da un ponte del Tevere. E in quell’auto c’è Leandro Saponaro (Giancarlo Giannini), un produttore cinematografico ultrasessantenne. Suicidio o omicidio? Il capitano dei carabiniere (Paolo Sassanelli) convoca tutti per un interrogatorio. Però i primi coinvolti sono quei tre ragazzi, giovani e forse fintamente inesperti, che sono a Roma perché hanno talento, perché sono i finalisti del Premio Solinas. Sono i tre che hanno avuto contatti con il morto, assicura la giovane amante di Saponara, Marina Rocco. Sono loro i colpevoli, non ci sono dubbi. E così inizia un veloce, nero flashback, in cui i tre (che ricordano gli stessi sceneggiatori dei film, Paolo Virzì, Francesco Piccolo e Francesca Archibugi) sono costretti a raccontare i loro giorni romani.

Il sogno surreale di fare cinema

Luciano (Giovanni Toscano) è toscano, seducente senza ambiguità, diretto e volenteroso. Non teme i giudizi, fa e ottiene quello che vuole (come chiedere alla starlette matura, interpretata da Ornella Muti, di mostrargli il suo corpo solo per guardare) e non sa gestire il rapporto con la sua ragazza, anche lei toscana, giovane madre di suo figlio.
Poi c’è il provinciale Antonino (Mauro Lamantia): viene dalla Sicilia, è il più talentuoso dei tre, ha vinto il premio in denaro del Solinas e ha uno sguardo ingenuo nei confronti di tutto, anche dei suoi sentimenti.
E infine c’è la ricca Eugenia (Irene Vetere), talmente timida da essere paranoica, che si rifugia nella droga per avere il controllo dei suoi pensieri e stati d’animo, che si paralizza di fronte al suo mito, l’attore Jean-Claude Bernard, che non guarda in faccia la donna che entra nella sua roulotte sul set (in questo caso Eugenia) e non perde tempo a possederla. E soprattutto ha una casa in centro talmente bella che può ospitare i due nuovi amici, che non hanno una dimora romana.
Il racconto di loro tre inizia e si fa un tutt’uno in quei giorni di quegli anni ’90 quando il sogno di fare cinema sembra allo stesso tempo possibile, inverosimile, surreale. Una condizione, quella dei protagonisti – produttori, sceneggiatori, attori e famosi registi – che è volutamente rafforzata da una luce particolare, gialla, scura, mai splendente (bravissimo il direttore della fotografia Vladan Radovic).

Di magico resta solo la canzone della Nannini e Bennato

Lo sguardo realistico e a volte troppo cinico di Paolo Virzì diventa la cifra di tutto il film, che è sicuramente un divertissement per i cultori e i giornalisti del cinema italiano, per chi conosce volti, nomi, costumi di chi ha fatto grande, irriverente e irredimibile il nostro cinema. Come non sorridere quando si cita il regista Pontani, quel maestro dell’incomunicabilità (il nostro Michelangelo Antonioni), vincitore della Palma d’oro a Cannes per il film La chiusura. C’è l’avvocatessa Giovanna Cau, ci sono gli sceneggiatori Age e Scarpelli, i registi Ettore Scola e Giuliano Montaldo, e tanti altri ai quali Paolo Virzì volutamente non sceglie di dare il nome reale, ma li evoca attraverso le loro manie, le idiosincrasie. Ad eccezione di due, l’attore Marcello Mastroianni e il regista Federico Fellini sul set de La voce della luna. Però poi alla fine i protagonisti, con le loro particolarità, eccessi e debolezze, rischiano di essere i personaggi di se stessi e di stancare. Per loro lo spettatore non prova alcun desiderio di identificazione: li osserva, li giudica e, se conosce il cinema italiano, si diverte per le battute che denudano vizi e malcostume dello spettacolo. Solo per quelle. Di magico resta solo la canzone di Gianna Nannini e Edoardo Bennato.

Scegliere un film 2019

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