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Nowhere Special - Una storia d'amore

Nowhere Special – Una storia d’amore


TITOLO ORIGINALE: Nowhere Special
REGISTA: Uberto Pasolini
SCENEGGIATORE: Uberto Pasolini
PAESE: Gran Bretagna
ANNO: 2020
DURATA: 96'
ATTORI: James Norton, Daniel Lamont, Eileen O’Higgins, Valerie O’Connor e Stella McCusker
SCENE SENSIBILI: nessuna
1 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 5

La storia vera di John, un 34enne lavavetri di Belfast che, colpito da un tumore al cervello che gli lascia poco tempo di vita, ha a cuore solo di trovare la famiglia affidataria giusta per il piccolo Michael, il figlio di quattro anni che ha avuto da una donna russa che li ha abbandonati tornando al suo Paese pochi mesi dopo la nascita. Michael non vuole sbagliare e ogni incontro con coppie e una donna single sono prove per lui difficilissime, ma le assistenti sociali gli fanno fretta e lo mettono alle strette: sta incontrando tanti candidati, hanno anche altri casi. Intanto giorno per giorno padre e figlio condividono ogni prezioso momento nello strenuo tentativo, in parte per Michael inconsapevole, di vivere il presente, spiegare cosa sta succedendo e preparare un futuro il meno doloroso possibile.

Uberto Pasolini: sobrietà dello sguardo e nitidezza del racconto

C’era molta attesa per questo terzo film da regista di Uberto Pasolini. Il cineasta italiano dai nobili natali, si è da tempo stabilito in Gran Bretagna e qui ha prodotto il successo mondiale Full Monty (1997), miglior film all’European Film Awards, e quattro nomination agli Oscar. Dopo la commedia Machan (2007), la storia vera di una finta squadra di pallamano in Sri Lanka; il secondo film è Still Life che nel 2013 vince per la miglior regia nella sezione “Orizzonti” alla 70ª Mostra di Venezia. La storia dell’impiegato comunale John May, il cui lavoro consiste nel rintracciare meticolosamente i parenti più prossimi delle persone morte in totale solitudine e che, anche se gli hanno comunicato il licenziamento, ricostruisce il suo ultimo caso: la vita di un alcolizzato morto da solo a pochi passi da casa sua.
Nowhere Special ha in comune col film precedente la nitidezza e il coraggio di narrare con una sobrietà essenziale l’ineludibile tema della vita e della morte, attraverso la descrizione pudica di relazioni umane autentiche, senza mai retorico sentimentalismo.

La tua vita dopo di me. Un padre e un figlio per mano: ma chi sta conducendo chi?

L’ottima interpretazione di James Norton ci offre un padre solo che dimentica se stesso e si dedica con generosa naturalezza all’ascolto del figlio. Anche le riprese ad altezza del talentuoso attore bambino, Daniel Lamont, ci trasmettono quanto il piccolo sia al centro dei pensieri del padre. La vita di John è fatta di piccole cose, ma lava i vetri con cura e, attraverso le esplicite riprese iniziali, il suo lavoro si fa metafora di una propensione a rendere tersa come un vetro pulito la visione del mondo.
Il piccolo Michael gli deve sopravvivere nel miglior modo possibile, John lo ha messo al mondo, la madre non è più reperibile ed è sua responsabilità trovargli una famiglia che gli garantisca un futuro. Ma la scelta è ardua e in rassegna passano situazioni famigliari di cui lo sceneggiatore-regista non nasconde le inquietanti imperfezioni, soprattutto quando si tratta di potenziali genitori che mostrano di voler colmare un vuoto con quella adozione, ma sono lontanissimi da aver a cuore il bene del bambino. Intanto che faticosamente matura la scelta finale, padre e figlio assaporano fino all’ultimo la bellezza di giocare, di fare il bagno, di una candelina in più sulla torta… Una relazione rarefatta e intensa, fatta di poche ma preziose parole, ma anche di silenzio e sguardi. John vuole proteggere quel suo bambino dall’idea della morte, dalla stessa parola “adozione”, ma alla fine sarà proprio Michael a dimostrargli di aver capito e quasi ad accudirlo lui, come quando gli mette la coperta sul divano.
Pasolini ha la speciale capacità di dirigere i due attori, gestendo un bambino di quattro anni senza traumatizzarlo, ma lasciando che emerga la verità del suo recitare – così spiega in un’intervista – senza dargli spiegazioni previe.
Un altro tassello di cinema “vero” che rende onore al nostro Paese e ci pone a fianco di grandi nomi come quelli di Ken Loach o dei fratelli Dardenne.

Giovanni M. Capetta

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