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Odissea


TITOLO ORIGINALE: The Odyssey
REGISTA: Christopher Nolan
SCENEGGIATORE: Christopher Nolan
PAESE: USA
ANNO: 2026
DURATA: 172'
ATTORI: Matt Damon, Anne Hathaway, Tom Holland, Robert Pattinson, Zendaya, Charlize Theron
SCENE SENSIBILI: violenza diffusa; alcune sequenze horror con immagini truci e ripugnanti; una sequenza d’intimità e una breve sequenza sessuale appena accennata
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Naufrago presso l’isola di Calipso, Ulisse è colpito da un’amnesia, dimentico di Itaca, di Penelope e di Telemaco. Ma l’oblio non è destinato a durare: e nel ricostruire la propria vicenda, il viandante ricorda di essere re, marito e padre. Soprattutto, ricorda l’impresa di Troia e il veleno della distruzione, che ha contribuito ad iniettare nel mondo.

 

Il distruttore di città

Dal multiforme eroe omerico, Christopher Nolan, regista e sceneggiatore unico del suo Odissea, ricava un profilo specifico: profilo che va ad aggiungersi alle numerose varianti che i secoli non hanno mai smesso di offrire.

A colpirlo è stato l’Ulisse «distruttore di città»: il suo protagonista è infatti l’alter ego del J. Robert Oppenheimer del precedente film (Oppenheimer, 2023): l’uno inventore della bomba atomica, l’altro escogitatore del celebre cavallo, complice di una guerra che il racconto non esita a giudicare dissennata. Entrambi annientatori di città, entrambi in seguito tormentati dal rimorso. Due coscienze a lungo ottenebrate: due casi di genialità senza discernimento. Inutile domandarsi se e quanto Omero autorizzi o meno un Ulisse anti-eroe, paradigma del risveglio di una moralità sepolta: il film seleziona soltanto singoli tratti del poema, approfondendone alcuni ed alterandone altri.

Casomai, è la modalità di rinsavimento dell’Ulisse filmico a generare dubbi. Il suo è un viaggio nella memoria; e la sua presa di coscienza, se non istantanea, perlomeno appare racchiusa e maturata soltanto nella sua mente. Una trasformazione disgiunta dalla vicenda: le tappe del viaggio che il film racconta possono risultare (almeno in parte) indifferentemente rimpiazzabili, in fondo prive di rilevanza. Fatto cui contribuisce il rischio connaturato all’episodicità dei racconti di viaggio e alla presenza di avversari mostruosi, che possono ridurre un’intera avventura ad una mera sequenza di pericoli da sventare, di scontri fisici. Una lotta per la sopravvivenza.

 

Un (nolaniano) fiume in piena

È pur vero che gli episodi selezionati si possono considerare l’esemplificazione di uno dei principali effetti della guerra: quello della violazione della legge – imposta da Zeus – dell’ospitalità dovuta allo straniero. Dunque gli eventi scelti da Nolan possono dirsi funzionali al suo messaggio: la guerra divide, il rispetto per ogni essere umano unisce. Ma non tutti sembrano avere questa pertinenza. E la lezione è così semplice da suonare elementare: troppo elementare per un’opera lunga quasi tre ore, per scomodare nientemeno che Omero.

Se il film possiede comunque una parvenza di traboccante ricchezza, è per via di alcuni tratti tipici della filmografia di Nolan: il montaggio spigliato fa fluire immagini e parole come un esuberante fiume in piena. Immancabile il consueto puzzle narrativo, all’insegna di continui balzi spazio-temporali: un’architettura che sembra ormai divenuta pura abitudine, la simulazione di una complessità concettuale in realtà assente.

Qui infatti non si tratta – come in film precedenti – di ricostruire il labirinto della mente umana o l’apparente indecifrabilità della realtà e dell’esperienza. Né di viaggi ai confini della fisica e dello spazio/tempo. Né di sottile complessità morale, di un tortuoso rinvenimento della perduta voce della coscienza. Il rammemorare di Ulisse è un fatto schiettamente mnemonico. E la sua interiorità, per quanto sepolta, non sembra così ardua da mappare.

 

Un film che riporta a casa?

È comunque possibile che la struttura a intarsio del film riecheggi soltanto quella del poema, dotata di una propria valenza metanarrativa. Si potrebbe anche sostenere che la memoria riacquisita da Ulisse non è affatto meramente cognitiva: è stata innanzitutto la guerra a fargli dimenticare casa. La guerra dunque rescinde i legami, cancella la nostalgia del luogo in cui si sa di essere amati, trasformando i mortali in incoscienti esecutori di schiette brutalità, propagandate come nobili imprese. Ma il risveglio di Ulisse appare tanto rivoluzionario quanto poco vissuto.

Trattandosi di Christopher Nolan, è probabile che occorrano più visioni per misurare con esattezza pregi e limiti della sua Odissea. Tra l’altro, Ulisse non è il suo primo protagonista disperso e in cerca di casa: una casa che spesso ha a che fare con una personale pace con la realtà dell’esistenza. Un martoriato sospiro che, almeno per un momento, trova posto anche nella sua versione del viandante omerico, al quale si chiede di imparare a rinunciare alla vittoria, al controllo sugli eventi. Di spogliarsi delle proprie sicurezze e di farsi vulnerabile, per lasciar posto all’iniziativa degli dei. Un’accezione nuova della parola «casa».

Potrebbe dunque valere la pena partire da qui: quanto la visione di Odissea riesce a farci sentire accompagnati lungo la via del ritorno? Quanto Christopher Nolan può dare una mano a chi cerca casa?

 

Marco Maderna

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