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Padrenostro


TITOLO ORIGINALE: Padrenostro
REGISTA: Claudio Noce
SCENEGGIATORE: Enrico Audenino e Claudio Noce
PAESE: Italia
ANNO: 2020
DURATA: 120'
ATTORI: Pierfrancesco Favino, Barbara Ronchi, Mattia Garaci e Francesco Gheghi
SCENE SENSIBILI: una scena cruenta
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Valerio, dieci anni e figlio del commissario Alfonso Le Rose, una mattina assiste all’attentato ai danni del padre da parte di un gruppo di terroristi dei Nuclei Armati Proletari. L’episodio crea un trauma nel ragazzo che lo segnerà per sempre.

Paura della perdita

È ancora mattina presto quando Valerio sente dei forti spari venire dalla finestra e si precipita insieme alla madre in mezzo alla strada. Il padre è rimasto vittima di un attentato e durante i soccorsi Valerio diventa spettatore, non visto, dell’agonia e morte di uno degli attentatori. L’immagine lo colpisce a tal punto da lasciarlo profondamente traumatizzato e, anche quando il padre tornerà a casa dopo un difficile intervento che gli salva la vita, Valerio vive in un costante stato di panico.
I genitori si renderanno conto solo in un secondo momento dell’accaduto, impegnati come sono a tentare di ristabilire una normalità ormai perduta, facendo finta che nulla sia mai accaduto.
“Non ti basto io?” chiede la madre a Valerio in un momento in cui il padre è richiamato a Roma durante una vacanza, “Tu non sei papà” è la secca risposta del figlio. Ed è profondamente vero. Il fatto che il padre si sia salvato, per questa volta visto che le minacce continuano, non rende il figlio sicuro di non perderlo di nuovo. Il suo ruolo, seppur silenzioso e poco espansivo, è assolutamente determinante per la crescita del ragazzo.
Valerio è poi perseguitato dall’immagine del terrorista morto, e questo si esplicita, in bilico tra realtà e immaginazione, nel suo rapporto con Christian, un ragazzino apparentemente senza famiglia. Non è volutamente chiaro nel film se sia un personaggio reale o frutto dell’immaginazione del protagonista, ma la sua figura rende bene i sentimenti che navigano nella tempesta del cuore di Valerio: come sarebbe la vita se non avessi più nessuno? Chi si prenderebbe cura di me? Avrebbe ancora senso continuare a vivere?
Ispirandosi all’attentato subito dal padre Alfonso Noce il 14 Dicembre del 1976, il regista tenta di riproporre sullo schermo il dramma e le ansie generate dal terrorismo, vissute dal punto di vista delle famiglie delle vittime. La paura è un sentimento costante, che prende allo stomaco e toglie l’aria. Inutile tentare di nascondere i propri sentimenti, di dimenticare o andare avanti, le immagini possiedono la mente, e il terrore è sempre presente nello specchietto retrovisore di ogni situazione, anche la più distesa e gioiosa.

Condividere per guardare oltre

L’unico modo per farsi coraggio e guardare al futuro con speranza, è il cominciare a condividere.
Il padre, Alfonso, dal momento in cui ha messo piede in casa, ha tentato per il bene dei propri cari di sorridere e creare un clima disteso. Vacanze e gite in famiglia cominciano ad essere all’ordine del giorno, lui che fino a quel momento era una presenza fisicamente appena accennata nella vita dei figli, a causa dei numerosi impegni lavorativi. Ma questo non basta, Valerio chiede disperatamente di essere guardato negli occhi e che qualcuno condivida fino in fondo il suo dolore.
Solo quando, sul ciglio di una scogliera, il padre proverà lo stesso terrore al pensiero di perdere il figlio, condividendo con lui la sua stessa angoscia esistenziale, Valerio potrà trovare la forza di guardare oltre. Sarà lui, per una volta, a rincuorare il padre riscoprendo per entrambi una possibile speranza.

Ilaria Giudici

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