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Primavera


TITOLO ORIGINALE: Primavera
REGISTA: Damiano Michieletto
SCENEGGIATORE: Ludovica Rampoldi, Damiano Michieletto
PAESE: Italia, Francia
ANNO: 2025
DURATA: 110'
ATTORI: Tecla Insolia, Michele Riondino, Andrea Pennacchi, Fabrizia Sacchi, Stefano Accorsi
SCENE SENSIBILI: una breve scena a contenuto sessuale, turpiloquio, brevi scene di violenza
1 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 5

Nella Venezia di inizio Settecento, il Pio Ospedale della Pietà alleva le orfane della città istruendole nella musica. Le migliori si esibiscono in concerto presso la nobiltà veneziana, contribuendo a finanziare l’istituto: tra loro c’è Cecilia, abile violinista alla ricerca della madre che l’ha abbandonata. Quando Antonio Vivaldi viene richiamato a dirigere le giovani, si accorge del talento della ragazza, promessa in sposa a un militare. L’arrivo del Maestro farà scoprire a Cecilia la bellezza della musica, con imprevedibili conseguenze.

 

Classicismo narrativo e sentimenti archetipici

Primavera, adattamento del ricco romanzo Stabat Mater di Tiziano Scarpa, sceglie il classicismo visivo e narrativo per portare in scena sentimenti potenti e archetipici: la solitudine e la sete di libertà delle orfane recluse, la spinta aspirazionale della protagonista che scopre di possedere un immenso talento, il traguardo impossibile dell’emancipazione femminile in una società dominata dagli uomini.

La semplicità della struttura narrativa garantisce ritmo e riconoscibilità dei personaggi e delle loro emozioni, mentre una precisa ma non pedante ricostruzione storica assicura l’evasione in un passato di raffinato amore per la bellezza.

Michieletto, grazie alla lunga esperienza di regista teatrale e a interpreti efficaci (Tecla Insolia e Michele Riondino non risultano mai sopra le righe), valorizza le scene intime e raccolte, mentre un’abile scenografia restituisce negli interni, con poche pennellate, il colore di un’epoca, senza bisogno di ricorrere a strategie produttivamente dispendiose.

Se rimaniamo quindi sul piano dell’intrattenimento, siamo di fronte a un film più che godibile, che accompagna per mano lo spettatore in un viaggio nel tempo e nella musica, senza mai annoiarlo.

Meno efficace, forse, è il tentativo, pur presente, di raggiungere una profondità tematica ulteriore.

Sotto gli acuti vibranti delle emozioni più evidenti (abbandono, aspirazione, emancipazione, come si diceva sopra) si cela un contrappunto sottile che dona luce e calore, senza il quale il film rischierebbe forse di inciampare nelle pastoie di una narrazione semplicistica e melò: l’incontro tra il mentore Vivaldi, indebolito da sempre da un male incurabile, e l’allieva Cecilia, orfana e privata della libertà, avviene nel terreno comune di una struggente nostalgia della vita che si sublima nell’arte. Il bagliore tematico che irradia da questo rapporto è affidato a brevi battute didascaliche e a scene fugaci: non gli si lascia spazio per esplodere. Rimane un’armonia secondaria, a volte impercettibile, sacrificata alla linea melodica da soprano di conflitti più sgargianti.

 

Il dialogo tra musica e immagini fa perdonare un po’ di confusione

Per trasformare questo efficace viaggio nel passato in un’esperienza più piena e memorabile, forse sarebbe stato necessario compiere una scelta più decisa tra il ventaglio di temi offerti dallo sfaccettato romanzo di Scarpa. Nel progredire della trama, infatti, l’itinerario della protagonista sembra intraprendere direzioni parallele che non riescono a trovare un punto di sintesi: la ricerca struggente delle origini lascia spazio, dopo la scoperta del talento, a uno schema aspirazionale, simile alla struttura di un film sportivo, su cui si innesta in seguito la spinta all’emancipazione femminile. È difficile, in questa pluralità di vettori, comprendere quale ruolo e significato ricoprano la musica e quindi il rapporto con il mentore Vivaldi, cuore affettivo del film. Rispetto alla via più larga e frequentata, anche televisivamente, dell’emancipazione femminile, lo stretto sentiero del rapporto tra arte e vita, vissuto nell’affinità elettiva tra due solitudini, avrebbe forse portato l’opera a esplorare profondità diverse.

Ma, pur con questo appunto, Primavera rimane un film che unisce alla semplice grazia di un racconto classico l’invito a viaggiare nel tempo alla scoperta della genesi di capolavori, in un dialogo tra musica e immagini che emoziona talvolta più della vicenda raccontata.

 

Eleonora Recalcati

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