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Rental Family – Nelle vite degli altri


TITOLO ORIGINALE: Rental Family
REGISTA: Hikari
SCENEGGIATORE: Hikari, Stephen Blahut
PAESE: Giappone, USA
ANNO: 2025
DURATA: 109'
ATTORI: Brendan Fraser, Takehiro Hira, Mari Yamamoto, Akira Emoto, Shannon Mahina Gorman
SCENE SENSIBILI: un bacio tra due donne
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Un attore americano in crisi trova lavoro a Tokyo in un’agenzia di famiglie a noleggio, dove interpreta ruoli per sconosciuti. Tra finzione e realtà, i rapporti con i suoi clienti diventano sempre più autentici, restituendogli un nuovo senso di appartenenza.

 

Cosa succede quando ciò che ci manca di più, una famiglia, un padre, un marito, una relazione, persino una confessione sincera, può essere acquistato, interpretato e temporaneamente ricreato?

La società Rental, infatti, offre attori professionisti per interpretare ruoli specifici nella vita degli altri: mariti che fingono un matrimonio per accontentare i genitori che non accettano l’omosessualità, padri che ricompaiono nella vita dei figli, persone che ricreano situazioni familiari perdute, tradimenti, confessioni, riconciliazioni. Non sono terapeuti e non pretendono di esserlo. Sono persone che offrono presenza. Qualcuno che ascolti, che sieda di fronte a noi, che ci accompagni, che ci permetta di vivere un momento che da soli non riusciamo ad affrontare. Tutto è falso, eppure le emozioni che produce possono essere autentiche.

Il protagonista, Philip Vandarploeug (Brendan Fraser), un tempo popolare in Giappone grazie a una pubblicità di dentifricio in cui appariva con un buffo costume, si trova ora in una fase di declino professionale. È diventato, come dice il film, un gaijin solitario, un uomo che vive in un Paese nel quale non sembra più esserci un posto per lui. L’incontro con l’agenzia Rental cambia la sua traiettoria. Philip viene pagato per entrare nelle vite degli altri e fingere di essere qualcuno: un padre, un marito, una presenza familiare. «Serve un bianco in catalogo», dice il capo della società Rental a Philip. Anche l’identità diventa così una funzione, una caratteristica da inserire in un catalogo. Non conta soltanto chi sei: conta quale ruolo puoi interpretare nella vita di qualcun altro.

 

Sentimenti veri o falsi?

Ma lentamente il rapporto si ribalta. Lui è pagato per far parte della vita degli altri, ma allo stesso tempo ha bisogno di quelle vite per sentire di avere uno scopo. Philip è buono, ingenuo, traboccante di buone intenzioni. Prende forse persino troppo sul serio il proprio lavoro. Ma proprio questa sua disponibilità lo rende vulnerabile: mentre finge di essere qualcun altro, comincia a chiedersi chi sia davvero. In Rental Family emerge una domanda molto più complessa: quanto conta che un sentimento sia vero, se gli effetti che produce su di noi lo sono davvero?

Se una bambina riesce a sentirsi finalmente figlia perché qualcuno interpreta suo padre, quella relazione è soltanto una menzogna? Se una persona riesce finalmente a dire addio perché qualcuno ricrea per lei quella possibilità, che cosa resta di falso in quel gesto? E proprio in questo universo di adulti che costruiscono continuamente versioni credibili della realtà, la verità arriva da una bambina, con una domanda tanto semplice quanto devastante: «Perché gli adulti mentono sempre?» La domanda mette in crisi l’intero sistema. Perché gli adulti mentono per proteggere, per sopravvivere, per essere accettati, ma forse mentono anche perché non sanno più come dire la verità. E soprattutto perché, qualche volta, non riescono più a distinguere ciò che stanno fingendo da ciò di cui hanno realmente bisogno.

Hikari, pur creando situazioni paradossali nella seconda parte del film, non offre una risposta definitiva, ma nasconde una domanda molto più grande: mentre impariamo a costruire soluzioni sempre più sofisticate per colmare le nostre solitudini, quanto della nostra capacità di creare legami autentici stiamo lentamente perdendo?

È questo il paradosso di Rental Family: per rispondere alla solitudine non si cerca necessariamente una relazione autentica, ma una sua rappresentazione. Ambientato nel Giappone contemporaneo, l’interessante film di Hikari si inserisce in una società in cui la solitudine e la mancanza di empatia sono questioni contemporanee. Ma sarebbe riduttivo considerarlo soltanto un film sulla solitudine giapponese.

Rental Family ha la capacità di parlare di un mondo che ha imparato a simulare gli affetti perché ha sempre più difficoltà a viverli. E di un attore che, fingendo di appartenere alle vite degli altri, finisce per capire quanto profondamente abbia bisogno di appartenere a qualcuno.

 

 

Emanuela Genovese

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