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Scappo a casa


TITOLO ORIGINALE: Scappo a casa
REGISTA: Enrico Lando
SCENEGGIATORE: Morgan Bertacca, Aldo Baglio
PAESE: Italia
ANNO: 2019
DURATA: 92'
ATTORI: Aldo Baglio, Jacky Ido, Benjamin Stender, Angela Finocchiaro, Dino Longo
SCENE SENSIBILI: turpiloquio, scene di nudo, allusioni sessuali
1 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 5

Michele è un uomo dalla doppia vita: meccanico nella realtà, prende spesso in prestito automobili lussuose di facoltosi clienti per fingersi un uomo di successo e andare a mietere conquiste amorose. Quando parte per Budapest, per un weekend all’insegna del divertimento e delle belle donne, gli rubano la macchina (non sua) con dentro soldi, cellulare e documenti. Scambiato dalla polizia ungherese per un tunisino immigrato, nessuno sembra credere che sia un italiano che è stato derubato e, per questo, gli viene negato di uscire dal Paese. Per cercare la libertà, sarà costretto a “ fare squadra” con alcuni immigrati del centro di accoglienza…

Meno male che c’è Aldo…

Ossessionato dai capelli (la sua trasformazione da finto ricco prevede un parrucchino posticcio), dalla palestra, dai selfie, dalle donne e dal denaro, Michele, interpretato da Aldo Baglio nella sua prima prova da solista senza i colleghi Giovanni Storti e Giacomo Poretti, è un uomo superficiale, egoista, razzista, sessista e retrogrado. Concentrato su se stesso, è intollerante verso ogni diversità, soprattutto verso gli africani «che infestano le città con la loro negritudine» e che «a differenza degli uomini bianchi non si possono sporcare, perché sono già sporchi». Per la comicità politicamente scorretta, insomma, potrebbe essere un tipico personaggio alla Checco Zalone. Eppure, i film del comico pugliese sembrano molto distanti, per verve e brillantezza, dal film diretto da Enrico Lando. In questo caso, è proprio solo la presenza di Aldo Baglio a salvare la pellicola. Il comico siciliano riesce ad essere divertente soprattutto quando si toglie il parrucchino e torna l’Aldo di sempre, irresponsabile e combina guai. Per il resto il film non riesce a strappare mai un’autentica risata, né tanto meno ad andare in profondità su temi come razzismo ed immigrazione, che pretende però di affrontare ad ampio raggio. Nel film ritroviamo infatti sia il personaggio dell’italiano meridionale, riscopertosi improvvisamente razzista nei confronti di chi sta ancora più a sud del mondo, sia le rigide politiche antimmigrazione ungheresi, che le dolorose storie di chi è scappato dal proprio Paese con il sogno di ricominciare una nuova vita in Europa. Temi, insomma, di certo attuali e che sono stati trattati in chiave comica da altre cinematografie, in modo ben più efficace.

Una storia troppo demenziale che lascia l’amaro in bocca

Michele, che dice di credere nella disuguaglianza “ingiustificabile” e ostenta sui social network uno status symbol di lusso che in realtà è solo un’invenzione, cambierà la propria visione del mondo solo quando si troverà a vestire i panni proprio di quegli immigrati che ha sempre giudicato con disprezzo. In terra straniera è lui “il diverso” e gli ungheresi non si dimostrano certo gentili nei suoi confronti, scambiandolo subito per un tunisino, per via del suo aspetto non proprio nordico. Le disavventure che iniziano al centro di accoglienza (che di accogliente ha ben poco) sono una vera pena del contrappasso per un razzista come Michele, che si troverà, suo malgrado, a stringere alleanze con un uomo e una giovane donna africani di cui si invaghirà, entrambi in cerca di una vita migliore e ben diversa dagli standard (fasulli) che Michele ha sempre desiderato per sé. L’amicizia con Nugambi, interpretato dall’attore francese originario del Burkina Faso, Jacky Ido, se all’inizio è subordinata a ottenere la fuga, alla fine ha dei momenti di sincera condivisione, che contribuiscono all’evoluzione positiva del personaggio di Michele. La partecipazione di Angela Finocchiaro, nei panni della rigida poliziotta ungherese, è invece un po’ sottotono e sacrificata.
Pur presentando degli aspetti positivi (per esempio, l’arco di trasformazione del protagonista), Scappo a casa (alla cui sceneggiatura ha partecipato lo stesso Baglio) risulta troppo demenziale e spesso volgare nel linguaggio, e il finale aperto, inusuale per una commedia di questo tipo, non soddisfa e lascia dell’amaro in bocca.

Scegliere un film 2019

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