SCEGLIERE UN FILM

Se la strada potesse parlare


TITOLO ORIGINALE: If Beale Street Could Talk
REGISTA: Barry Jenkins
SCENEGGIATORE: Barry Jenkins, dal romanzo di James Baldwin
PAESE: Usa
ANNO: 2018
DURATA: 117'
ATTORI: KiKi Layne, Stephan James, Colman Domingo, Dave Franco, Diego Luna, Ed Skrein, Michael Beach, Pedro Pascal, Regina King, Teyonah Paris
SCENE SENSIBILI: alcune scene a contenuto sensuale e linguaggio a tratti scurrile
1 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 5

La già precaria vita di Tish e Fonny, una giovanissima coppia di colore nella Harlem degli anni ’70, viene sconvolta dall’arresto di quest’ultimo, accusato di uno stupro che non può aver commesso. La ragazza dovrà combattere per dimostrare la sua innocenza proprio mentre scopre di portare in grembo il loro bambino.

Una storia di intima affettività nell’America degli scontri civili

Se la strada potesse parlare è senza dubbio un film dal forte impegno civile, come d’altra parte ci si poteva aspettare dal regista di Moonlight e dalla scelta del soggetto, il romanzo dello scrittore afroamericano James Baldwin, pubblicato negli anni immediatamente successivi gli assassinii di Malcom X e Martin Luther King. La trama è permeata dalla disillusione che si respirava nell’America di quel periodo, a cui le foto storiche inserite in alcuni momenti cruciali del film esplicitamente rimandano.
Ma è anche una storia incredibilmente dolce e “calda”, in cui i toni emotivi si rispecchiano nei colori saturi, e le sequenze, a tratti incredibilmente lente, chiedono un ascolto e un’immedesimazione più profondi di quelli che normalmente siamo abituati a concedere alle immagini sullo schermo. Questo tono melò stride con la durezza del tema trattato, ma è giustificato dal fatto che tutta la storia è filtrata dalla prospettiva di Tish, emotiva e facile all’idealizzazione come qualsiasi altra diciannovenne innamorata.

Il coraggio di rimanere se stessi

L’esordiente KiKi Layne, che interpreta la protagonista, riesce a fondere meravigliosamente intensità e freschezza, ma è comunque sostenuta da un grande cast di attori, fra cui spicca l’interpretazione di Regina King, già premiata con il Golden Globe e candidata all’Oscar. Quest’ultima veste i panni della madre di Tish e capo di una famiglia che, nonostante tutte le difficoltà, non mette mai in dubbio che l’arrivo di un nuovo bambino sia una benedizione.
A colpire in questa storia è la nettezza con cui sono deli- neati i personaggi, nel bene e nel male. Essa non sfocia tanto nel semplicismo (molti personaggi hanno dei bei chiaroscuri, si pensi alle figure dei due padri o a quella di Victoria Rogers, la vittima dello stupro), quanto in una sorta di fermezza: il loro eroismo non deriva, come in molto cinema contemporaneo, dal coraggio di cambiare, ma da quello di rimanere fedeli a se stessi in un mondo in cui non sembra esserci spazio per loro.
«Quello che ho dentro non ce l’ho messo io e non posso eliminarlo» dice a un certo punto Fonny, parlando del suo amore per Tish e della sua passione per la scultura. Questo rimane vero dal primo all’ultimo fotogramma ed è ciò che gli permette di attraversare sostanzialmente indenne le difficili prove che il destino gli riserva.
All’interno di questo quadro, sia storico che narrativo, non ci si stupisce di vedere emergere una fede mai esplicitamente affrontata, ma profondamente vissuta. E se essa può assumere la declinazione bigotta che impedisce alla madre di Fonny di accettare il nascituro, la ritroviamo anche, in maniera abbastanza sorprendente, nella preghiera con cui si conclude la storia. A testimoniare che la lotta e l’accettazione possono andare di pari passo e che la letizia non sempre dipende dalla vittoria.

Scegliere un film 2019

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