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Smart Working


TITOLO ORIGINALE: Smart Working
REGISTA: Svevo Moltrasio
SCENEGGIATORE: Svevo Moltrasio
PAESE: Italia
ANNO: 2026
DURATA: 85'
ATTORI: Maccio Capatonda, Sara Lazzaro, Alessandro Tiberi, Svevo Moltrasio, Maurizio Nichetti
SCENE SENSIBILI: Alcune scene a contenuto sessuale non esplicito
1 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 5

Giuliano adora lo smart working: senza lo stress dell’ufficio, può gestire la sua giornata e stare vicino alla moglie incinta. L’idillio si rompe quando l’azienda minaccia di abolire il lavoro da remoto a causa della pigrizia dei colleghi di Giuliano. Per salvare la situazione, il protagonista commette l’errore di ospitarli, trasformando la propria casa in una succursale caotica dell’ufficio e dando vita a un insieme di situazioni surreali.

 

Una commedia che promette più di quanto dà

Mentre lo smart working viene oggi considerato la situazione ideale per ogni lavoratore, il film sceglie una strada in controtendenza: un intero ufficio che colonizza la casa di un impiegato e ricrea lo stress aziendale tra le mura domestiche. È uno spunto interessante e inesplorato, che ben si colloca nella commedia sociale contemporanea. Maccio Capatonda smorza i toni della sua tipica comicità folle per interpretare Giuliano, un uomo mite che, per aver teso la mano a un collega, si ritrova l’abitazione sequestrata. Più il film avanza, più il suo appartamento si trasforma in un nuovo ufficio, con tanto di parcheggio aziendale – pagato dallo stesso Giuliano – e macchinetta del caffè. Nonostante le ottime premesse, il film però sprofonda in un racconto senza direzione e di fatto si conclude senza aver detto nulla di più rispetto a quanto già ci fosse nell’incipit. Quello che doveva essere un ritratto brillante e paradossale del lavoro moderno si trasforma troppo presto in una sequenza di sketch non sempre divertenti o intelligenti. La mancanza di un vero sviluppo narrativo fa girare la storia a vuoto, soffocando, sotto una comicità a tratti sterile le dinamiche psicologiche di chi si trova a vivere nello stesso ambiente tutto il giorno. Questo aspetto – che sulla carta era il più inedito e interessante – rimane quindi inesplorato e lascia in bocca un po’ l’amaro di un’occasione mancata.

 

Il problema delle tre storie

Svevo Moltrasio, diventato famoso per la web serie Ritals in cui racconta le disavventure degli Italiani espatriati a Parigi, firma la sceneggiatura, la regia e il montaggio di Smart Working; oltretutto recita anche il ruolo più comico del film: Stefano, il pigro e indolente migliore amico di Giuliano, che troppo spesso si lascia andare a battute volgari nello stile dei peggiori cinepanettoni. Per dare respiro al racconto dell’invasione dell’appartamento di Giuliano, lo sceneggiatore/regista sceglie stranamente di non approfondire i caratteri dei colleghi del protagonista o l’impatto del lavoro da remoto sulle loro vite; preferisce, invece, deviare su due sottotrame autonome. Da un lato seguiamo Laura, la moglie di Giuliano, bloccata sulla stesura del suo romanzo d’esordio e schiacciata dalle aspettative materne; dall’altro, la crisi di Stefano e Ilaria, una coppia che non riesce ad avere bambini e che è alla ricerca di un donatore di seme. Ci sono quindi tre storie estremamente slegate tra loro, che non riescono a convergere verso un finale comune. Emerge forse qui il limite di un autore ancora troppo legato alla logica dello sketch e della web-serie, dove i blocchi viaggiano per compartimenti stagni. Nel passaggio al lungometraggio, l’assenza di un’unica direzione trasforma il film in un puzzle incompiuto che ancora una volta ci mostra come, per quanto si tratti per entrambi di audiovisivo, il cinema e il web parlino lingue che faticano a comprendersi.

 

Riccardo Galeazzi

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