Spiderman è rimasto solo, dopo che un incantesimo ha fatto dimenticare a tutti la sua vera identità, soprattutto agli amici più cari. Così Peter Parker sopprime il dolore della solitudine dedicandosi anima e corpo alla sua attività di vigilante mascherato, lasciando che il suo lato ragnesco prenda il sopravvento… finché un nuovo nemico lo costringerà a scegliere tra essere Uomo o Ragno.
Il quarto film dello Spiderman interpretato da Tom Holland è anche il primo che si piega fortemente alle necessità del Marvel Cinematic Universe, arrivando addirittura a riscrivere il tema incarnato dall’eroe più famoso al mondo.
Insieme a Superman e Batman, Spidey infatti completa il trio degli eroi che ogni bambino sogna di essere, costringendo i genitori a comprare ogni genere di merchandising. Anzi, considerando il successo al botteghino, Brand New Day conferma come i film dell’Uomo Ragno continuino a superare quelli dedicati agli altri due grandi eroi, dopo averli già sorpassati da tempo anche per quanto riguarda i reboot, live action o animati che siano.
Ma ogni volta che la storia dell’Uomo Ragno viene raccontata, c’è un elemento che nessuno ha mai osato toccare: il suo potere arrivato per caso e per caso diventato una responsabilità. La morte dello zio Ben, causata da un ladro che Peter non si è preso la briga di fermare nonostante i suoi nuovi poteri, è un evento canonico imprescindibile per ogni storia di Spiderman, come ben spiega un altro film a lui dedicato (Spiderman: Across the Spiderverse, Dos Santos, Powers e Thompson, 2023), perché ne veicola il tema fondante: da un grande potere derivano grandi responsabilità.
Nello Spiderman di Tom Holland, sceneggiato sin dal primo film di questa nuova versione della saga da Chris McKenna, non solo non c’è lo zio Ben, ma il tema del potere e della relativa responsabilità non è mai centrale. In Spiderman: Homecoming Peter deve imparare a credere in se stesso più che nella tuta donatagli da Iron Man, in Far from Home deve imparare a vivere senza il suo supermentore, in No Way Home finalmente conosce il dolore della perdita e la responsabilità verso chi si ama… ma in Brand New Day ne sembra dimenticare la lezione.
Peter Parker non sopporta la lontananza dei suoi amici e sopprime la solitudine dedicandosi solo al suo “lavoro”, ovvero essere Spiderman. A parte che non si capisce come si mantenga, sembra che il suo problema più grande sia ormai il suo potere stesso, che sembra crescere sempre più in lui, facendolo mutare. Non a caso il super cattivo si rivela essere proprio un mutante con un problema molto simile al suo: accettare il suo potere e imparare a controllarlo. Ecco quindi che la responsabilità più grande diventa accettare sé stessi, come dice zia May nel discorso finale prendendo il posto di quello dello zio Ben e riscrivendo così il tema cardine di ogni Spiderman.
Ma Spiderman non è un mutante e questa vicinanza al tema caro agli X-Men sembra soprattutto preparatoria al loro inserimento nel prossimo kolossal Marvel, Avengers: Doomsday. Il tema dell’accettazione di sé, che ammicca al pubblico giovane e quindi non può dirsi certo nuovo, è proprio della saga dei mutanti che ha aperto la strada al fortunato genere dei cinecomic a inizio 2000, ma non dell’eroe inventato da Stan Lee e Steve Ditko ormai settant’anni fa. Tra essere eroe o non esserlo non passa una mera accettazione di sé: passa l’utilizzo di un talento straordinario al servizio degli altri.
Nessun cuore spezzato e nessuna amicizia perduta lo può mettere in dubbio.
Claudio F. Benedetti
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