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Spiderhead


TITOLO ORIGINALE: Spiderhead
REGISTA: Joseph Kosinski
SCENEGGIATORE: Rhett Reese e Paul Wernick
PAESE: USA
ANNO: 2022
DURATA: 106'
ATTORI: Chris Hemsworth, Miles Teller, Jurnee Smollett, Tess Haubrich, Charles Parnell, BeBe Bettencourt, Daniel Reader, Angie Milliken, Jane Larkin, Elke Hinrichsen, Sam Delich, Joey Vieira, Rachel Forsyth e Ron Smyck
SCENE SENSIBILI: un paio di scene di sesso con accenni di nudo e scene di forte tensione psicologica
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Spiderhead è il nome di un carcere di massima sicurezza iper moderno dove i detenuti possono circolare liberamente, perché non ci sono sbarre, possono fare sport, ascoltare la musica e vestirsi come vogliono. Senz’altro è un privilegio scontare la pena in un penitenziario che sembra un resort di lusso dotato di ogni comfort, ma un prezzo da pagare c’è. I detenuti che volontariamente scelgono di essere trasferiti qui, infatti, devono accettare di fare da cavie agli esperimenti del loro carceriere, lo scienziato Steve Abnesti (interpretato da Chris Hemsworth, il Thor di Marvel): si tratta di testare nuovi farmaci capaci di provocare nell’uomo emozioni specifiche, dalla paura all’amore, dalla tristezza più profonda all’euforia. Tutto procede bene e secondo i piani di Steve, ma la situazione si complica quando uno dei detenuti, Jeff (Miles Teller), intuisce che gli esperimenti di Abnesti stanno diventando troppo pericolosi, al punto da mettere a rischio la vita di alcuni di loro, tra cui quella di Lizzie, la donna di cui Jeff è innamorato…

Un thriller poco intrigante…

Basato sul racconto breve dello scrittore di fantascienza George Saunders (pubblicato nel 2010 sulle pagine del New Yorker), Spiderhead, distribuito da Netflix, è un thriller psicologico che tocca temi importanti come il libero arbitrio, il senso di colpa, il perdono di sé, l’amore. Quanto basta per aspettarsi un film intenso e di spessore, ma l’occasione sembra sprecata. A cominciare dai personaggi: quante storie di vita si possono raccontare da un penitenziario! Eppure sappiamo qualcosa in più soltanto del protagonista, Jeff, tormentato dal ricordo di un incidente, quel passato che vorrebbe dimenticare e dal quale desidera redimersi. Qualcosa si svela anche della colpa di Lizzie, la giovane donna di cui Jeff è innamorato (e senza che sia dato sapere perché…). Per il resto, nessun personaggio è indagato più a fondo di così e, in generale, non ci sono sorprese: si capisce subito chi è il buono – Jeff- e chi è il cattivo – il direttore Abnesti, di cui si cerca di svelare poco a poco la vera natura, ma allo spettatore è chiaro sin da subito di che pasta è fatto.
Nonostante questo, Spiderhead è un film che si guarda tutto d’un fiato, perché mantiene un certo ritmo, la regia è piacevole, la colonna sonora anche. Eppure, quando si arriva ai titoli di coda si percepisce che la storia si è sviluppata solo in superficie, tutto è evoluto verso la fine, frettolosamente, attraverso poche azioni e qualche colpo di scena, anche abbastanza prevedibile.

… ma dai messaggi positivi

Dal punto di vista della trama, comunque, è interessante quello che accade a Jeff. Da quando comincia a sospettare che Steve sia soltanto un manipolatore senza scrupoli, tenta di sottrarsi ai suoi esperimenti, ma non è facile. “Tu vuoi la redenzione ed è cosi che la troverai”, gli rinfaccia Steve, sapendo bene di metterlo in crisi. Tutto cambia quando c’è di mezzo Lizzie, che sta per rischiare la vita a causa di un farmaco che le viene iniettato. Il sentimento che prova per lei spinge con decisione il protagonista a ribellarsi. Steve è smascherato e Jeff è finalmente libero (interiormente, innanzitutto). Libero, grazie all’amore.
Anche il finale, niente di più della classica fuga/inseguimento dei buoni e dei cattivi, almeno consegna un messaggio positivo: “Vorrei che esistesse un farmaco dell’auto perdono, lo prendi e tutto ricomincia da capo: con tutti quelli che hai amato ti sei comportato bene… che la vita è bella, …che hai fatto del bene… ma non c’è un farmaco per questo, dipende solo da noi stessi”.

Francesca Di Maio

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