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Sul più bello


TITOLO ORIGINALE: Sul più bello
REGISTA: Alice Filippi
SCENEGGIATORE: Roberto Proia e Michela Straniero
PAESE: Italia
ANNO: 2020
DURATA: 91'
ATTORI: Ludovica Francesconi, Giuseppe Maggio, Gaja Masciale e Jozef Gjura
SCENE SENSIBILI: qualche scena di nudo
1 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 5

Marta ha 19 anni e vive in un appartamento ereditato dai genitori (che ha perso da giovanissima) con i suoi due amici di sempre, Jacopo e Federica. Mentre frequenta l’università, lavora come annunciatrice delle offerte in un supermercato. Conduce, insomma, una vita piuttosto ordinaria… ad eccezione della fibrosi cistica (o mucoviscidosi), con cui convive dalla nascita. Quando il dottore che la segue da anni le comunica che la cura a cui si stava sottoponendo non sta avendo i risultati sperati, Jacopo e Federica trascinano l’amica a una festa per aiutarla a distrarsi. Qui, però, Marta è vittima di un colpo di fulmine: Arturo Selva è bello, atletico e appartenente a una famiglia della Torino bene. Praticamente irresistibile. Nonostante l’aspetto fisico non sia il punto forte di Marta, la ragazza non si scoraggia e, anzi, riesce a ottenere un appuntamento con Arturo… ma le cose non andranno come previsto.

Amore e malattia

A partire dall’ormai lontano 2014, con il successo di Colpa delle stelle, l’accoppiata storia d’amore/malattia ha preso sempre più spazio nell’industria editoriale e cinematografica. Sul grande schermo, ormai, abbiamo visto raccontati ragazzi malati di tumore, schizofrenia, depressione cronica, gravi immunodeficienze e chi più ne ha più ne metta. Sul più bello si inserisce a pieno titolo nel genere, come risposta italiana alle proposte d’oltreoceano, adattando l’omonimo romanzo di Eleonora Gaggero.
In questo caso, l’intento evidente del film è quello di raccontare la malattia con uno sguardo ironico e divertito, scegliendo un approccio spiccatamente favolistico che dipinge la Torino di Marta come la Parigi de Il favoloso mondo di Amélie. Lo spettatore viene, dunque, travolto da un turbinio di colori, abitini svolazzanti e baschi francesi che l’attrice protagonista, l’esordiente Ludovica Francesconi, indossa alla perfezione, calandosi totalmente nel personaggio.

Dio ci salvi dai cliché

Questo tipo di racconto solitamente vive di regole ben precise, secondo cui la ragazza malata si innamora del belloccio di turno e miracolosamente vive con lui una grande storia d’amore con happy end o finale tragico a scelta. Non ci si aspetta, perciò, niente di meno e niente di più da questo genere di filmografia, ma quando i cliché si accumulano e gli sceneggiatori non riescono a trovare neanche il minimo twist di originalità la visione diventa difficile.
Senza soffermarci sullo scarso approfondimento dei personaggi o sulla prevedibilità della trama, in Sul più bello lo spettatore si deve pure sorbire un racconto fortemente stereotipato dell’omosessualità, dove Jacopo e Federica (i due coinquilini di Marta) decidono – non si sa bene perché – di diventare insieme genitori e, per farlo, valutano diverse opzioni: dall’atto sessuale non particolarmente soddisfacente per nessuno dei due fino all’ipotesi di un’inseminazione usando una siringa per dolci…
In sostanza, la leggerezza con cui si è tentato di vivacizzare la storia ha finito per renderla inconsistente; destino da cui non è riuscita a salvarla nemmeno il piglio della protagonista.
Si può fare meglio, anche quando la materia narrativa è la combinazione amore/malattia, e titoli come Quello che tu non vedi lo dimostrano.

La redazione

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