Ivy ha diciassette anni e da dieci mesi è in fase di remissione da una brutta leucemia. Per uscire dal guscio in cui si è rinchiusa, mortificata dalla lunga convalescenza e spaventata dallo stigma sociale di essere per tutti “la malata”, viene iscritta dai genitori ad un campeggio estivo di quattro settimane per ragazzi nella sua stessa condizione. Dopo una fase di resistenza iniziale durante la quale viene anche costretta ad intraprendere un percorso di terapia psicologica, refrattaria alle regole del campus ma anche all’idea di essere compatita e ghettizzata, la ragazza comincia a poco a poco ad aprirsi alla nuova esperienza, facendo finalmente nuove amicizie e anche trovando l’amore…
In un villaggio immerso in una zona boschiva e lacustre della Scozia, un po’ diversa da quella che siamo abituati a vedere e che ci mostrano di solito, va in scena il racconto di formazione (chiamasi adesso coming of age) di un’adolescente tosta ed agguerrita, sopravvissuta ad un brutto male e per questo un po’ arrabbiata con la vita e con le persone, a prescindere.
La grande sfida raccolta dal giovanissimo regista anche autore della sceneggiatura (praticamente esordiente, con un passato soprattutto da attore) è quella di raccontare l’esperienza della malattia senza dottori né ospedali, concentrandosi sulla luminosità della vita e raccontando sogni, ferite ma anche follie, dei giovani protagonisti.
Il tono del racconto in ogni sua componente, dialoghi, montaggio e regia, è sempre brillante ed incalzante, mai patetico e lontanissimo dal politically correct, senza però mai oltrepassare il confine del cattivo gusto, sempre con grande rispetto per le sofferenze raccontate. Il realismo soprattutto nelle dinamiche relazionali, tra coetanei ma anche con gli adulti, è la chiave di volta della sceneggiatura che non indulge alla crudezza del dramma ma sempre concentrandosi sulla luce più che sulle tenebre della disperazione.
Presentato in concorso a Berlino per l’Orso di Cristallo (sezione dedicata ai film per ragazzi) e anche film d’apertura al Giffoni Film Festival, Sunny Dancer è quindi un inno alla vita esaltato dalla forza d’animo del giovane personaggio al centro della storia (è Bella Ramsey, già protagonista in importanti serie internazionali come Il trono di Spade e The Last of Us) che tiene banco per spessore e profondità, ammirabile nella sua sensibilità ma anche in certe sue rigidità ancora infantili.
Come tutti i suoi coetanei, Ivy cerca più o meno consapevolmente l’amore ma anche un proprio equilibrio, per lenire le ferite e finalmente aprirsi di nuovo alla vita e agli altri. Il grande nemico contro cui combattere, cioè la paura della morte che sta per tutto il corso del film sullo sfondo, come le foto di quei ragazzi senza nome sulla parete alle spalle del responsabile del campus (interpretato da Neil Patrick Harris, come per contrappasso l’immaturo Barney di How I Met Your Mother), fino al sorprendente ma terribile finale, forse l’aspetto un po’ meno convincente del film, un colpo di scena un po’ forzato per come ci si arriva ma sicuramente di grande impatto, un invito a riconciliarsi con la vita nonostante tutto.
Gabriele Cheli
Tag: 4 stelle, Coming of Age, Commedia