In un futuro in cui la Terra è stata divorata da guerre e catastrofi naturali, una piccola comunità vive da decenni in una preziosa abitazione all’interno di una cava di sale, isolata da tutto ciò che potrebbe essere sopravvissuto in superficie. Le giornate trascorrono sempre uguali, in una calma irreale che viene interrotta improvvisamente dal ritrovamento di una ragazza ancora in vita. La giovane, ben presto, porta nella famiglia un tale scompiglio che obbliga tutti i membri a calare la maschera e a fare i conti il proprio essere.
Il regista e sceneggiatore Joshua Oppenheimer ci propone un musical in stile Broadway, su pellicola, che racconta una storia che ha poco da spartire con la narrazione classica di un film. Un’opera corale, i cui personaggi, come in Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello, non hanno nomi propri. Ci sono Madre, Padre, Figlio, Amica, Maggiordomo e Dottore, a cui presto si aggiunge Ragazza. Una scelta non comune, che forse ci aiuta già a capire come accostarci a questo bizzarro gruppo di sopravvissuti, fuggito da un cataclisma planetario che ha estinto – forse, perché non ne abbiamo mai veramente la prova – l’umanità sulla Terra. Tutto quello che sappiamo, all’inizio, è che gli adulti della comunità hanno trovato un’apparente normalità in quel nuovo mondo che si sono costruiti. Una normalità ricca, di lusso, fatta di opere d’arte, di capolavori della letteratura, di abiti sfarzosi, di cibi prelibati, in cui vive Figlio, l’unico del gruppo a non aver mai vissuto fuori dalla caverna.
Soltanto quando alla comunità si aggiunge un nuovo elemento “forestiero”, arriva il terremoto. Perché la giovane, nuova arrivata non riesce a dimenticare la sua famiglia d’origine; non può far pace con il male che ha visto. E di fronte alla realtà, tutti i personaggi sono costretti a confrontarsi con le menzogne che si sono reciprocamente detti. Sono costretti a fare un esame di coscienza, il quale, intuiamo, li pone di fronte al fatto di essere i veri colpevoli della loro triste situazione.
The End mette simbolicamente in scena la società di oggi nelle sue innumerevoli e contraddittorie sfaccettature. Una società fatta di apparenza, di immagini, di slogan; una società che mente a sé stessa di continuo. Per fare due esempi: è interessante il momento in cui Padre ammette di aver collaborato, attraverso il suo precedente impiego, al cataclisma che ha messo fine alla vita sulla superficie, ma dice anche che non può essere incolpato, in quanto quello non era il suo intento. Altrettanto forte è il momento in cui Madre si convince che la scelta di non portare sua sorella e sua madre nel rifugio nella cava fosse di suo marito e non sua. Queste circostanze hanno un’eco particolare in tutti noi. Quante volte si sente parlare di “effetti collaterali” per non ammettere gli errori che si sono compiuti nel tentativo di raggiungere uno scopo? Quante altre si dà la colpa a qualcun altro, per non sentire il peso di una scelta sbagliata?
Ma l’aspetto più preoccupante di questa rappresentazione emerge dal personaggio di Figlio: la società “adulta” consegna al “giovane” un insieme di cultura e di valori da proteggere, senza però guardare al fatto che presto non ci sarà più nessuno per cui proteggerli, perché il mondo procede celere verso la sua fine.
Tuttavia, il personaggio di Ragazza rappresenta l’occasione che la società ha per riscattarsi. Lei, così autentica e onesta, obbliga gli altri a guardarsi con sincerità. Solo con la sincerità – e, certo, con il perdono verso sé stessi e verso il prossimo – si può iniziare a costruire il futuro così ben rappresentato da quella porta aperta che vediamo alla fine del film.
Si può proporre anche una seconda interpretazione, forse più poetica, del film. Di fatto, The End è la storia di una famiglia che, sentendosi minacciata dai pericoli che ci sono all’esterno, decide di chiudersi in casa e far finta che quella sia l’unica vita possibile, l’unico ambiente in cui crescere un figlio in sicurezza. Succede però che una giovane e avvenente donzella arrivi e bussi alla porta. La famiglia, prima cerca di non farla entrare, ma poi è costretta ad aprire… E, naturalmente, il figlio che prima di quel momento non aveva mai visto una ragazza, s’innamora. Ecco, dunque, che Oppenheimer trova un modo tutto suo per raccontarci una crisi familiare.
Il ragazzo, appena scopre che c’è altro rispetto a quello che gli è sempre stato raccontato, cerca in tutti i modi di fuggire. La giovane è colei che permette alla famiglia di avere un nuovo futuro. In quest’ottica The End può essere considerato una favola moderna, un racconto di formazione contemporaneo.
Riccardo Galeazzi
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