SCEGLIERE UN FILM

The Lunchbox


TITOLO ORIGINALE: Dabba
REGISTA: Ritesh Batra
SCENEGGIATORE: Ritesh Batra e Rutvik Oza
PAESE: India/Francia/Germania/Usa
ANNO: 2013
DURATA: 105'
ATTORI: Irfan Khan, Nimrat Kaur
SCENE SENSIBILI: nessuno.
1 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 5

Saajan Fernandez è vedovo, di lavoro fa il contabile di una grossa ditta indiana. Ila Singh è una casalinga, madre di una bambina e moglie di un marito infedele. Tutti i giorni Ila invia il pranzo al marito tramite un sistema di spedizione, in India molto in uso, e attraverso le sue ricette cerca di rifare breccia nel cuore del marito… ma il pranzo cucinato da Ila un bel giorno finirà sulla scrivania di Saajan e la scatola del pranzo diventerà un inconsueto modo di parlarsi per condividere sogni e paure.

Un amore nei lunchbox

Lunchbox non è una love story, almeno nel senso più scontato del termine. È però certamente una storia d’amore. Una storia cioè dove l’amore non è fine a se stesso, ma ha come destino quello di rendere la vita più grande, più vasta. Un amore che non si ripiega su di sé, che non si esaurisce negli occhi dell’amato. Un bene che si riversa non soltanto nel rapporto con una persona particolare, ma nel mondo.

In questo è la genialità del film, non tanto nel fatto che Saajan e Ila s’innamorino senza essersi mai visti in faccia (come dice la domanda un po’ pubblicitaria usata come frase di lancio e che richiama alcuni classici film “epistolari”, da Scrivimi fermo posta al suo remake C’è post@ per te, fino all’atipico 84 Charing Cross Road). E neanche, se è per questo, nel fatto che s’innamorino e basta. Ma – questa la peculiarità che fa amare la storia – che attraverso le lettere e la distanza silenziosa che si stende tra loro essi trovino il modo di abbracciarsi gratuitamente, aiutandosi a non scordare la propria vita, anzi a viverla più profondamente. Saajan cercherà di aiutare Ila nella sua crisi matrimoniale; Ila, ancora prima di ricevere le lettere, cioè già preparando piatti prelibati, riuscirà a riaprire il cuore chiuso a riccio di Saajan.

È commovente poter essere testimoni di come poche parole, scritte con la poesia e la potente semplicità che in sceneggiatura possono derivare solo dal totale rispetto per il proprio personaggio, affidate a foglietti volanti e chiuse in una gavetta per il pranzo, riescano a cambiare queste due vite. Attraverso l’escamotage del lunchbox, appunto (quello che a Milano chiamano “schiscetta”) il regista riesce a farci entrare in questa pura, essenziale dimensione dell’amore. Le parole, persino i silenzi interposti tra la lettura di una lettera e la successiva diventano gravidi di un’attesa che non si esaurisce nella domanda: Ila e Saajan si incontreranno mai?, ma nella domanda Cosa ci sarà scritto nella prossimo lettera, cosa si diranno, come si allargherà il loro cuore la prossima volta?

Lettere d’amore e di speranza

L’attenzione del pubblico, ma anche degli stessi protagonisti (almeno fino a un certo punto del film), è tutta incentrata su quanta altra speranza sarà contenuta nella prossima lettera. Per Saajan e Ila all’inizio la speranza è sempre solo lì, ad aspettare in fondo all’ultima scodella di metallo, ma dopo poco essa comincia a debordare per finire nelle loro vite.

Soprattutto Saajan, incarnazione perfetta del Gigante Egoista (famosa favola di Oscar Wilde), ferito dalla morte della moglie, e completamente chiuso e incattivito nel suo dolore, grazie a Ila torna a levare lo sguardo e a scorgere lampi di umanità intorno a sé. L’esempio più eclatante è Shaikh, il nuovo apprendista destinato a succedergli, prima respinto ed evitato in tutti i modi, infine accolto come un figlio.

Insomma grande soddisfazione è vedere con quale forza questo amore nato e cresciuto sul filo di una corrispondenza così fragile eppure così vera, si esprima in gesti rivolti ad altri, e non chiuso nel rapporto a due. È vedere come l’amore non possa prescindere da una voglia di vivere la vita tutta intera, fino all’ultimo dolore, fino all’ultimo momento.

Le risposte che i due protagonisti cercheranno di dare alle loro vite o, al contrario, le risposte che le loro vite offriranno loro non ci riguardano, non sono argomento del film, e l’autore, sulla scia della natura della storia, decide per un finale aperto.

Un poeta importante un giorno disse che il mistero non è ciò che non si conosce, non è l’ignoto, ma è una forma di conoscenza. Proprio con questa sensazione vediamo finire il film e rientriamo nella nostra vita.

Scegliere un film 2014

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