Mentre la DEA dà la caccia ai narcotrafficanti, l’FBI indaga sull’omicidio del capitano Velez: tra le file della polizia di Miami infatti dilaga la corruzione e si sospetta fortemente che si tratti di un regolamento di conti interno. Tutti gli agenti quindi finiscono nel mirino degli investigatori, compresi il sergente Byrne (Ben Affleck) e il tenente Dane (Matt Damon) che nel frattempo sono impegnati nel recupero di un’ingente quantità di denaro sporco, segnalato da una soffiata anonima via sms. L’operazione viene realizzata dai due poliziotti segretamente, forse per evitare che la notizia del ritrovamento possa attrarre qualche collega disonesto. Nessuno infatti è immune da sospetti, nemmeno loro due…
Di thriller che parlano di poliziotti corrotti, narcotrafficanti e denaro sporco se ne vedono tanti e di tutti i tipi, al cinema e sulle piattaforme, alcuni anche molto divertenti e di qualità. Non accade però tutti giorni che un film appena uscito su Netflix, di questo genere come di altri, riesca ad attrarre così fortemente il pubblico da ottenere oltre quaranta milioni di visualizzazioni in pochissimi giorni.
Ok, i due protagonisti sono interpretati dalla coppia d’oro di Hollywood, gli amici attori e produttori Ben Affleck e Matt Damon, che qui appunto recitano e anche producono, con la loro Artist Equity, ma la loro presenza non basta a giustificare l’enorme successo di pubblico. Il film infatti – che ha anche la particolarità di essere stato realizzato con una formula di accordi più sostenibili con la troupe e anche con la piattaforma, che ha accettato diverse condizioni di acquisto, a cifre più basse ma a crescere, in base alle visualizzazioni (di solito invece non viene premiato il successo della serie) – funziona e rivela complessivamente un cuore narrativo caldo e a tratti anche sorprendente, che unito ad interrogatori, inseguimenti e sparatorie rende il risultato finale decisamente appassionante.
La struttura narrativa e la regia sono infatti tipiche di un classico thriller – e infatti è stato diretto da un maestro dei film d’azione come Joe Carnahan (A-team e The Grey, con Liam Neeson, forse i più famosi) e la vicenda viene subito presentata come ispirata ad una storia vera (cosa che non guasta mai, soprattutto nel catturare l’interesse dello spettatore).
Il mega sequestro di denaro (the rip appunto) attorno a cui ruota la storia, è l’oggetto del contendere ma anche il motore drammaturgico, tentazione irresistibile (si parla di una cifra enorme) per tutti i personaggi coinvolti. Di fronte ad una ricchezza simile sembra che non ci siano ideali o valori che tengano, e infatti onestà, spirito di corpo e anche l’amicizia vengono seriamente messe alla prova, e forse anche demolite, dal virus evergreen dell’avidità.
La regia e il montaggio riescono ad assecondare la trama nel seminare continuamente dubbi e sospetti sui personaggi che sembrano tutti vacillare finché ad un certo punto, nessuno può più fidarsi di nessuno, perché tutti sembrano avere qualcosa da nascondere.
In questo tipo di film di solito, prima o poi, il mondo viene diviso tra buoni e cattivi e anche qui è un tema centrale della storia. Ogni tentativo di interrogarsi sulla vera natura dei personaggi però cade nel vuoto, perché le risposte sono volutamente fumose e tardive, e da questa ambiguità scaturisce un intreccio narrativo efficace, con tante svolte e colpi di scena, fino all’epifania finale, in cui quello che sembrava viene confermato o smontato e la verità completa si manifesta. Il messaggio conclusivo è per certi versi un po’ prevedibile ma anche positivo, perché molto umano e vero.
Gabriele Cheli
Tag: 4 stelle, Azione, Drammatico, Film per tutti, Giallo, Poliziesco, Thriller