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The Suicide Squad - Missione suicida

The Suicide Squad – Missione suicida


TITOLO ORIGINALE: The Suicide Squad
REGISTA: James Gunn
SCENEGGIATORE: James Gunn
PAESE: USA
ANNO: 20211
DURATA: 132'
ATTORI: Idris Elba, Margot Robbie, John Cena, Viola Davis
SCENE SENSIBILI: numerose scene violente, a volte molto esplicite e tendenti allo splatter; qualche lieve accenno di nudo/sensualità
1 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 5

L’agente governativa Amanda Waller assembla e dirige una squadra di super criminali finalizzata a compiere missioni impossibili; se riescono nell’impresa i criminali vedranno uno sconto di pena, ma a qualunque accenno d’insubordinazione un dispositivo impiantato nel loro cranio farà saltare loro la testa. Li chiamano la “Suicide Squad”. Guidati dal reticente mercenario Bloodsport, la squadra deve approdare sull’isola Corto Maltese, dove la milizia ha instaurato una dittatura con un colpo di Stato. Senza destare sospetti, la Suicide Squad dovrà infiltrarsi e distruggere qualunque traccia del misterioso progetto segreto Starfish.

Meglio è meglio che peggio

Forse non tutti sanno che The Suicide Squad in realtà è un sequel. L’unico elemento a distinguerlo dal Suicide Squad del 2016 è la presenza di un articolo invece del classico “2” che ci si aspetterebbe di vedere in fondo al titolo. Il fatto è che il film non va certo fiero del suo predecessore. Nonostante gli alti incassi, Suicide Squad era stato una grande delusione per la critica e i fan, nonché un altro chiodo nella bara dell’universo supereroistico della DC.
Sono state proprio quelle infelici premesse che hanno reso tanto più piacevole e apprezzata l’uscita di questo nuovo capitolo. Nonostante gli scarsi risultati al botteghino, complici le restrizioni COVID e la censura ai minori di 14 anni, il film ha invece battuto i record di visualizzazioni su HBO Max, guadagnato il favore della critica, e posto le basi per la produzione di una nuova serie spin off, Peacemaker, scritta e diretta sempre da James Gunn.
Infatti, è stato indubbiamente il regista e scrittore il vero fattore di rinnovamento. Già autore del molto apprezzato I Guardiani della Galassia per l’universo Marvel, James Gunn ha saputo prendere il mondo grottesco e assurdo di Suicide Squad e arricchirlo di tutta la vivacità e simpatia che lo caratterizzano. Ne nasce un film frizzante, divertente; a tratti addirittura tenero.
The Suicide Squad è diventato quello che doveva sempre essere: una squadra di reietti antieroi, cattivi ma “non davvero”, che nonostante le differenze, i traumi passati e le diffidenze, trovano finalmente un senso di casa, affetto e famiglia in questa reciproca compagnia. Dalla rivalità tra Bloodsport e Peacemaker, all’assurda amicizia tra Ratcatcher e King Shark, il film prende veramente corpo nelle interrelazioni di questa sporca (mezza) dozzina.
Forse in un altro contesto The Suicide Squad sarebbe stato solo un simpatico film (violento) di supereroi. Ma il suo insperato risollevarsi dopo il precedente capitombolo ha lasciato nei produttori e nei fan il sapore di una grande vittoria.

Il minore dei mali

Peccato solo per il cinismo di fondo. Più che non la violenza efferata, forse giustificabile come tratto distintivo del genere, e di sicuro più dal carattere comico che non sensazionalistico, quello con cui bisogna fare i conti è un mondo che contempla l’esistenza di Amanda Waller; un mondo cioè dove l’unica vittoria accessibile è sempre un bicchiere mezzo pieno, il minore dei due mali.
L’avventura di Bloodsport, interpretato dal valido Idris Elba, è il cammino alla leadership, scoprendo dentro di sé l’energia per proteggere sé stesso e i suoi compagni dalla tirannia dei potenti. Ma i tiranni rimangono, il mondo continua a ignorare, e la libertà viene pagata con la corruzione della verità.
È di sicuro l’occasione per domandarsi cosa sia più prezioso: l’idealismo del colonnello Rick Flag o il realismo di Bloodsport? È più nobile sacrificarsi per il sommo bene, oppure è più giusto compromettersi per il bene di chi ci è prossimo?
Un buono spunto di riflessione e discussione, ma che lascerà sempre un po’ di amaro in bocca.

Alberto Bordin

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