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Tolo Tolo

Tolo Tolo


TITOLO ORIGINALE: Tolo Tolo
REGISTA: Checco Zalone
SCENEGGIATORE: Paolo Virzì e Luca Medici
PAESE: Italia
ANNO: 2020
DURATA: 90'
ATTORI: Checco Zalone, Souleymane Sylla, Manda Touré
SCENE SENSIBILI: qualche innocua parolaccia
1 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 5

In seguito ad alcuni strampalati investimenti, un imprenditore dilettante e megalomane perde tutto il suo patrimonio. Per sfuggire ai creditori, al fisco e ai familiari inferociti, si trasferisce in Africa, dove trova lavoro come cameriere in un lussuoso resort. Qui diventa amico del collega Oumar, appassionato di cultura italiana, che sogna un giorno di poter emigrare nel Bel Paese. L’arrivo delle milizie dell’ISIS, che mettono a ferro e fuoco tutta la zona, costringe il furbacchione a uscire dal suo nascondiglio e a seguire Oumar e altri poveretti in un accidentato viaggio di risalita del continente nero. La meta, ovviamente, è l’Italia, anche se il nostro preferirebbe “allungare” verso qualche paradiso fiscale come il Lichtenstein. Ci riuscirà?

L’inedita collaborazione tra Zalone e Virzì

Al di là delle decine di milioni incassati (ma il risultato finale è stato quasi un terzo in meno del film precedente), ai sostenitori di Checco Zalone della prima ora Tolo Tolo è sembrato un passo indietro rispetto agli irresistibili precedenti ed è facile individuarne la causa nell’avvenuta separazione tra il comico e Gennaro Nunziante. Fino a Quo vado?, infatti, era stato Nunziante – nelle doppie vesti di regista e co-sceneggiatore – il partner fisso per l’attore. Si ricordi, inoltre, che i due condividono la fondamentale matrice barese, che è all’origine dell’invenzione stessa della maschera (il nome “Checco Zalone”, con cui si firma Luca Medici, sfrutta un gioco di parole intraducibile fuori dalla Puglia, dove “cozzalone” è l’equivalente degli omologhi “tamarro” e “coatto”).
Ad affiancare Checco nella scrittura della sceneggiatura è stato stavolta Paolo Virzì, autore elegante e intelligente (ricordiamo alcuni suoi film, scritti in collaborazione con Francesco Bruni i primi, e l’ultimo con Francesca Archibugi: Caterina va in città, Tutta la vita davanti, Tutti i santi giorni, La pazza gioia) che non possiede però la disinvoltura e la leggerezza con cui Nunziante ha guidato le altre volte personaggio e attore. Di Nunziante, soprattutto, Virzì non ha lo sguardo, quello di un artista per cui – senza ostentarlo ma neanche senza nasconderlo – è del tutto normale dirsi cattolico; uno sguardo generatore di una visione delle cose rasserenata, dove anche la risata sgorga da una gioia profonda.

Una commedia a cui si antepone il dramma dei migranti

I primi quattro film della coppia Nunziante-Zalone erano commedie, molto divertenti e dalla struttura solida, che toccavano con lucidità temi importanti. La sceneggiatura di Tolo Tolo invece commette l’errore di anteporre il tema importante (il dramma dei migranti) alla costruzione del racconto. Il risultato è un film meno divertente degli altri, che tratta argomenti seri buttandoli sul ridere (ma non tutte le gag stavolta vanno a segno, come quella inutile e stucchevole dei rigurgiti fascisti del protagonista), e soprattutto incapace di un racconto unitario e di un finale soddisfacente che dia un senso a tutto quello che si è visto prima. Resta la tipica comicità bipartisan, una prova di equilibrio a cui gli spettatori italiani sono talmente disabituati da aver generato, anche stavolta, reazioni surreali, con a destra le accuse di “immigrazionismo” e a sinistra le accuse di razzismo. Più semplicemente, Checco Zalone è in grado di deridere sia l’insensibile per cui gli immigrati sono esseri umani di serie B, sia l’ingenuo (o il finto ingenuo) che li ritiene tutti puri e innocenti come colombe. Una ripartizione di difetti e responsabilità indigesta a qualunque ideologia del “partito preso”, che eleva comunque questa pellicola sopra la media dei film ideologicamente schierati. Stavolta, però, qualcosa non funziona. Il tema dell’immigrazione è troppo programmatico e l’uso del genere comico troppo pretestuoso perché la ciambella riesca davvero col buco.
Tutto sommato, però, c’è ancora in Tolo Tolo quello che ci era sempre piaciuto del comico pugliese, lo spirito costruttivo per cui, se a nessuno è risparmiata la frecciata, a tutti è tesa una mano. Il contrario del cinismo.

Scegliere un film 2020

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