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Tuner: l’accordatore


TITOLO ORIGINALE: Tuner
REGISTA: Daniel Roher
SCENEGGIATORE: Daniel Roher, Robert Ramsey
PAESE: USA, Canada
ANNO: 2026
DURATA: 107'
ATTORI: Leo Woodall, Havana Rose Liu, Lior Raz, Tovah Feldshuh, Jean Reno, Dustin Hoffman
SCENE SENSIBILI: brevissime immagini di intimità e di nudo; sporadica violenza; una sequenza di uso di droga; turpiloquio
1 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 5

 Niki White è un accordatore di pianoforti. Dotato di un finissimo orecchio assoluto, è in grado di distinguere qualsiasi nota o accordo con esattezza millimetrica. Se non fosse per una spiccata iperacusia, che gli trafigge l’udito amplificando in lui suoni e rumori, sarebbe diventato un pianista formidabile. Un giorno, Niki si scopre in grado di indovinare la combinazione di una cassaforte col solo tendere l’orecchio agli impercettibili scatti del suo ingranaggio. Una qualità che una banda di malfattori decide di sfruttare a proprio vantaggio.

 

Trarre l’armonia dal caos

Nel colpire il povero Niki White, la proverbiale ironia della sorte non avrebbe potuto avere precisione più chirurgica. Non solo gli ha tolto la possibilità di essere pianista, privandolo di un’esperienza a lui particolarmente cara: sembra avergli ritorto contro il suo stesso talento. Come un Beethoven al contrario, il suo eccezionale udito non è troppo ovattato, ma troppo sensibile: un dono convertito in maledizione.

Niki può osservare Ruthie, talentuosa pianista conosciuta al conservatorio, investire corpo e anima nel premere le dita sulla tastiera. Ma al corpo e all’anima di Niki White non è dato spendersi in ugual modo: possono soltanto essere spettatori – financo sostenitori – di vite altrui. A meno che la sua invalidità non possa riconvertirsi in una dote inattesa, la crisi tradursi in un’opportunità insperata: che, purtroppo, è l’idea balzata in mente anche ad alcuni malintenzionati.

Se accordare significa trarre l’armonia dal caos – è quanto lo stesso protagonista afferma –, fare del malinconico Niki White una rinnovata melodia, estrarre un canto appassionato dal suo affondare in una spirale di mediocrità, dal cacofonico scompiglio della sua vita, è senz’altro un’impresa. Si tratta infatti di riaccordare l’intima sinfonia di un essere umano: di indovinare la combinazione della sua cassaforte, per estrarne il tesoro gelosamente rinchiuso. In fondo, quel che Niki cerca di silenziare non è il rumore del mondo, ma il tumulto interiore.

 

Come una danza

Se Tuner riesce a catturare l’attenzione fino all’ultimo minuto, è anche grazie ad una trama discretamente intrigante. Non che sia una trama perfetta: al di là dell’elevato rischio (comunque in parte aggirato) di una mera sequenza di ripetitivi scassinamenti, da un film il cui protagonista vive intrappolato nella morsa del crimine, sotto crescente minaccia, è lecito attendersi scontri intensi e sequenze al cardiopalma. Ma nella sua combinazione di generi e registri – un amalgama sulla cui efficacia si può senz’altro dibattere –, Tuner sembra privilegiare un’altra strada. Forse funzionale al suo obiettivo, forse no.

Le ragioni per seguire il racconto fino alla fine comunque non mancano, complice anche il vivace montaggio, cadenzato a ritmo di musica: un’elegante sinergia di immagine, colonna sonora e raffinato sound design, che fanno di Tuner un’opera audiovisiva a tutti gli effetti, attraente per la vista e immersiva per l’udito. Una danza che si apre con delicato brio e procede verso la (pur discreta) fuoriuscita di un magma di dolore. Dolore di cui la sofferenza acustica provocata dall’ambiente è soltanto un correlativo oggettivo: è Niki White – non le sue orecchie – a sentire al di là della percezione comune.

Un posto nel mondo

Peraltro, non è la sua unica peculiarità: di lui si potrebbe descrivere molto altro, non ultimo il rapporto col suo affezionato mentore, Harry Horowitz. In effetti, i risvolti tematici non sono pochi: può darsi che, in ultima analisi, il loro mosaico si lasci ricomporre in perfetta unità, ma potrebbero occorrere più visioni. Il che ha comunque un pregio: Tuner potrebbe essere uno di quei film che si lasciano (ri)guardare non soltanto per la sua vicenda o per amore ai suoi personaggi, ma per il suo tema. Tema articolato ma emotivamente pregnante, di profonda risonanza.

Del resto, si tratta della storia di un uomo che – a torto o a ragione – si è sentito negare la propria grandezza e il proprio destino; di un’invalidità che ha spento ogni sua letizia, privandolo del significato del vivere. E che, come se non bastasse, gli ingiunge di proteggersi dall’esterno, alimentando l’impressione di essere respinto in un immeritato esilio, estraneo ad un mondo che per lui non avrà mai posto.

Non lo ha per davvero? O quel posto è sempre esistito ed è soltanto la coscienza di averne uno che non fa altro che dilapidarsi?

 

Marco Maderna

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