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Una donna fantastica


TITOLO ORIGINALE: Una mujer fantástica
REGISTA: Sebastián Lelio
SCENEGGIATORE: Gonzalo Maza, Sebastián Lelio
PAESE: Cile/Usa/Germania/Spagna
ANNO: 2017
DURATA: 104’
ATTORI: Daniela Vaga, Francisco Reyes, Aline Küppenheim, Luis Gnecco
SCENE SENSIBILI: alcune scene a contenuto sessuale, qualche scena di tensione e violenza
1 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 5

Marina, cameriera e cantante transessuale fidanzata con il più maturo Orlando, alla morte improvvisa di lui deve affrontare i sospetti della polizia e l’ostilità della famiglia del defunto. Ma quel che tormenta di più Marina è il dubbio di non aver mai davvero conosciuto l’uomo con cui conviveva.

Una “perfezione” destinata a vita breve

Il film di Sebastian Lelio (ma a produrlo c’è Pablo Larrain, il regista e produttore di Jackie, Neruda e altre pellicole molto amate dalla critica) inizia con un mistero, quello che circonda Orlando, l’amante di Marina che muore in modo drammatico a pochi minuti dall’inizio del film.
Il legame tra i due, lei cameriera con la passione del canto, all’apparenza completamente a suo agio con la propria identità sessuale (che però il film non svela mai pienamente, al contrario del titolo che la “urla” forse in modo provocatorio), lui vent’anni più grande ma palesemente innamorato, ha la gioiosa e forse un po’ artificiosa “perfezione” di tutte le cose destinate ad essere distrutte a breve.
E infatti nella notte Orlando si sente male, Marina cerca di portarlo in ospedale complicando e rendendo ancora più sospette le circostanze fino a una morte improvvisa e devastante. E, forse per il dolore insopportabile, forse per la paura di essere incolpata di qualcosa, Marina scappa via, dando il via a una catena di sospetti che le complicheranno ancora di più la vita.
Oltre alla polizia, che dimostra un’ostilità forse anche troppo da cliché, c’è la famiglia di Orlando che, in misure e modi diversi, non ha mai accettato quella storia e che adesso prende spunto dalla mancanza di veri e propri accordi legali per riprendere tutto quello che faceva parte della vita in comune di Orlando e Marina: la macchina, l’appartamento, persino il cane. Sono questioni di soldi, certo, ma è evidente che dietro queste piccole ripicche ci sono anni di risentimento e incomprensione, che nel figlio di Orlando sfociano anche nella violenza.

La rabbia che segue l’elaborazione del lutto

Fosse solo questo il film di Lelio si ridurrebbe all’ennesima pellicola di denuncia dell’intolleranza contro i transgender. Naturalmente questo aspetto è abbondantemente esplorato attraverso personaggi (i poliziotti e i parenti di Orlando) che il regista dipinge in maniera francamente un po’ caricaturale.
Ciò che interessa a Leio, però, è il personaggio di Marina, di cui vuole raccontare la graduale elaborazione del lutto, ma anche la rabbia per quella morte improvvisa e ingiusta che semina dubbi anche sul suo rapporto con Orlando.
Del resto, e questo è forse il difetto più evidente del film, anche lo spettatore deve credere un po’ “per fede” alla forza e alla profondità di questo legame che vediamo e capiamo troppo poco (forse anche per evitare di metterne a tema le possibili contraddizioni…) prima della sua fine.
La “cancellazione” di Marina dalla vita del defunto da parte della famiglia, fino al divieto di partecipare alla sua cerimonia funebre, certo, è un affronto che la fa ribellare, come pure i sospetti della polizia che, inizialmente con la scusa di indagare eventuali abusi su di lei, la sottopone a confronti umilianti e finisce per insinuare che possa aver avuto un ruolo nella morte dell’amante.

Recuperare il rispetto per se stessi

Per Marina, però, il cuore della questione è quello che le resta di un rapporto troncato in modo subitaneo e che le ha lasciato mille domande. Orlando le voleva fare un grande regalo (noi spettatori sappiamo cosa era, un viaggio alle cascate del fiume Iguazu) ma poi se lo era forse dimenticato. E questo cosa significa? Marina potrebbe superare il disprezzo e l’odio dei famigliari di Orlando, le ingerenze della polizia, se fosse certa almeno di quell’amore.
È forse in questa disperata ricerca, destinata a rimanere almeno in parte senza esito, nel lento e travagliato recupero del rispetto di se stessa, più ancora che nella rappresentazione delle relazioni familiari (al limite, talora, del caricaturale) che Lelio trova il cuore vitale della sua pellicola, dove ad emergere non è una difesa più o meno ideologica di un’identità sessuale autodeterminata, ma il racconto di un umanissimo bisogno di essere amati e riconosciuti nella relazione con l’altro.

Scegliere un film 2018

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