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Una donna promettente


TITOLO ORIGINALE: Promising Young Woman
REGISTA: Emerald Fennell
SCENEGGIATORE: Emerald Fennell
PAESE: USA e Regno Unito
ANNO: 2020
DURATA: 113'
ATTORI: Carey Mulligan, Bo Burnham, Alison Brie e Clancy Brown
SCENE SENSIBILI: linguaggio volgare, contenuto sessuale, assunzione sostanze stupefacenti, scene di violenza, consumo di alcool
1 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 5

Ogni settimana Cassandra va da sola in un locale dove finge di aver bevuto troppo e ogni volta c’è un “bravo ragazzo” che prova ad approfittare di lei. In realtà, la messa in scena è una trappola per adescare insospettabili malintenzionati e terrorizzarli, una volta appartata con loro, convincendoli a non abusare mai più di donne sole ed indifese.
Infatti nel passato di Cassie, una ragazza apparentemente priva di stimoli e in preda ad una sorta di paralisi esistenziale (a trent’anni vive ancora con i suoi genitori) c’è un terribile trauma: la sua migliore amica del college, Nina, ha subito durante una festa un abuso sessuale da parte di uno dei migliori studenti del corso di medicina. La vittima, alla cui verità non ha mai creduto nessuno (per via della buona reputazione dello stupratore) si è tolta la vita qualche tempo dopo. Da allora Cassandra, consumata dai sensi di colpa per non essere riuscita ad aiutare l’amica, cerca in ogni modo di farle giustizia. L’occasione propizia forse arriva quando nella caffetteria in cui lavora si presenta Ryan, anche lui ex compagno del college e determinato a conquistarla…

Non è come sembra

Il film, presentato in anteprima al Sundance Film Festival del 2020, ha vinto l’Oscar per la migliore sceneggiatura originale nel 2021. L’autrice, al suo esordio come regista in un lungometraggio, ha costruito una black comedy “sui generis” con una storia estremamente drammatica che offre interessanti spunti di riflessione su un tema attuale e serio come quello della violenza sulle donne.
Ad una prima analisi, si potrebbe definire il film come l’epopea di una super eroina moderna, vendicatrice solitaria e trasformista con evidenti rimandi a stilemi che spaziano dal genere thriller al fumettistico (a cominciare dalla sequenza finale in cui la protagonista è vestita da infermiera). In realtà la tensione e la componente action sono decisamente marginali mentre la storia, nonostante alcune pennellate di macabra ironia, lascia spazio alla compassione per la tragedia umana di una ragazza come tante, ferita mortalmente dalla vita ma in cerca di una resurrezione che per lei passa necessariamente da una rinnovata e redenta fiducia nell’umanità. Infatti dietro l’apparenza della femme fatale fredda e spietata, ideale paladina di tutte le donne del mondo, si cela in realtà una persona fragile e insicura che si è creata inconsciamente una personalità alternativa per dare un senso a quel che rimane della sua esistenza, in un mondo ipocrita, crudele e anche maschilista.

Non si salva nessuno?

Il film articola una critica spietata alla società contemporanea e alle logiche più mortifere che la regolano e che spesso antepongono la preservazione delle apparenze e della posizione sociale – fino alla negazione della verità – ai valori basilari soggiacenti al rispetto della dignità umana. Una visione quindi estremamente amara della realtà, a cui si perdona un giudizio forse un po’ troppo severo e a senso unico (davvero nel film si salvano in pochissimi) per il tono del racconto ironico e un po’ surreale che consente allo spettatore di mantenere il giusto distacco dalle vicende raccontate nella storia, che si conclude, a sorpresa, con un glorioso ribaltamento finale, dolceamaro.
Infatti proprio nell’ultima scena, in cui il perbenismo e l’ipocrisia dilagante raccontati dal film ancora una volta sembrano avere il sopravvento, l’estremo sacrificio sembra l’unica via per redimere l’umanità dalle sue colpe, a cominciare dalla rigidità affettiva, moralista e alienata, dei genitori, per arrivare all’ipocrisia e all’arrivismo spregiudicato dell’ambiente accademico e professionale.

Gabriele Cheli

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