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Una storia senza nome


TITOLO ORIGINALE: Una storia senza nome
REGISTA: Roberto Andò
SCENEGGIATORE: Roberto Andò, Angelo Pasquini, Giacomo Bendotti
PAESE: Italia, Francia
ANNO: 2018
DURATA: 110'
ATTORI: Micaela Ramazzotti, Alessandro Gassmann, Renato Carpentieri, Laura Morante
SCENE SENSIBILI: nessuna
1 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 5

Valeria fa la segretaria in una casa di produzione cinematografica, ma all’insaputa di tutti è la ghostwriter di Alessandro Pes, noto sceneggiatore a cui piace approfittarsene e prendersi il merito. Quando Valeria incontra Alberto, un poliziotto ormai in pensione che le racconta una storia sconvolgente riguardo al furto di una tela di Caravaggio, la donna pensa di aver trovato una nuova storia da scrivere per Pes. Ma ancora non ha fatto i conti con i segreti che quella storia porta a galla, e con l’interesse della mafia stessa di mettere a tacere tutto. Ad ogni costo.

La storia del Caravaggio perduto

La storia vera della Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi di Caravaggio, rubata dall’oratorio di San Lorenzo a Palermo una notte del 1969, è nota a tutti e, nel corso degli anni, numerose sono state le congetture, e a volte le testimonianze, riguardo alla sorte della tela. C’è chi ha dichiarato che il dipinto sarebbe stato dato in pasto ai maiali, chi ha asserito che sarebbe passato di mano in mano ai più potenti clan mafiosi, o chi ha ipotizzato che la tela sarebbe stata tagliata e venduta a pezzi.
Qualunque sia la verità, la storia del dipinto rubato è senza dubbio suggestiva, e realizzare un film che ne parli sembra una scommessa che si può solo vincere.

Film, scrittura e regia deludenti

Purtroppo, non è il caso di Una storia senza nome, che non sembra sfruttare la potenzialità della storia che racconta ma, anzi, sembra usarla come pretesto per un film che mischia in modo confuso diversi generi e che anche sulla scrittura – e quindi sull’impianto stesso della storia – lascia il tempo che trova, arrivando molto presto a deludere le aspettative.
Il tono del film, che vorrebbe forse inserirsi nel genere thriller senza troppo riuscirci, cade spesso nel grottesco, dando vita a situazioni al limite del surreale, che tolgono serietà all’argomento trattato, e che distanziano sempre più lo spettatore, annullando di fatto il suo coinvolgimento durante la visione.
Anche la scelta del cast – o forse la direzione degli attori – non sembra del tutto vincente. Micaela Ramazzotti, nei panni di Valeria, una donna insicura che preferisce vivere di nascosto da tutti, tanto che ha fatto della sua insicurezza la sua carriera arrivando a scrivere per conto dell’uomo di cui è innamorata, prendendosi gli oneri e lasciando a lui gli onori, sceglie di dare voce a questo personaggio con una recitazione che oscilla tra il monotono e l’essere eccessivamente sopra le righe. Anche gli altri personaggi, da Gassmann (che interpreta l’opportunista sceneggiatore Alessandro Pes) alla Morante (che interpreta la colta madre di Valeria), risultano poco convincenti o verosimili; eccezione fatta per Renato Carpentieri, che interpreta Alberto e che riesce a dare credibilità anche ad alcune scene che altrimenti si sarebbero accodate alle altre scene piatte del film.
Una storia senza nome è un film che sembra avere l’intento di essere un “metafilm”, raccontando una storia dentro l’altra, in un meccanismo in cui chi racconta è esso stesso parte di una storia raccontata, in una struttura a matrioska che però finisce solo per confondere lo spettatore. Il tentativo quindi – probabilmente anche ambizioso – è non riuscito, e il film risulta difficile da seguire, soprattutto nella seconda metà.

Scegliere un film 2019

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