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Valerian e la città dei mille pianeti


TITOLO ORIGINALE: Valérian et la Cité des mille planètes
REGISTA: Luc Besson
SCENEGGIATORE: Luc Besson
PAESE: Francia
ANNO: 2017
DURATA: 137'
ATTORI: Dane DeHaan, Cara Delevigne, Clive Howen, Rihanna, Ethan Hawke, Sam Spruell.
SCENE SENSIBILI: nessuna
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Anno 2740. La città intergalattica di Alpha, metropoli in continua espansione con i suoi 17 milioni di abitanti, provenienti da tutte le galassie e i pianeti, è sotto minaccia. Una specie sconosciuta è riuscita a penetrare nel suo nucleo e sembra volerla distruggere dall’interno. Valerian e Laureline, agenti speciali del governo dei territori umani, vengono coinvolti nella missione creata per sventare quella minaccia. Quello che scopriranno è che gli invasori in realtà sono le vittime e i difensori i carnefici decisi a cancellare con la violenza le proprie colpe.

Quando gli effetti visivi non sono tutto

Vent’anni dopo Il Quinto Elemento, Luc Besson torna alla fantascienza portando sullo schermo la serie a fumetti francese Valerian e Laureline. Lo sforzo produttivo è enorme, la ricchezza di linguaggio, le trovate visive, la complessità notevoli. Come sempre il regista francese sa costruire un mondo, crea suggestioni, conferisce ritmo e mordente all’intreccio, realizza un vero spettacolo per gli occhi. Ma tanta ricchezza e originalità non pare sostenuta da altrettanta cura nella trama, nell’approfondimento dei personaggi, nella necessità profonda di raccontare una storia. Valerian e la città dei mille pianeti assomiglia insomma a una giostra, di quelle stupende, piena di luci e colori, pensate per stupire, ma che in definitiva ti lasciano poco dentro.

Un’occasione mancata per una grande storia

Certo c’è la storia d’amore tra due protagonisti poco convenzionali, Valerian eroe maschile pieno di sé, bello, autoreferenziale, ma anche desideroso di impegno e Laureline, eroina tipicamente bessoniana, alla Nikita, decisa, diretta, chiusa all’amore e proprio per questo ancora più desiderabile. Entrambi dovranno imparare a fidarsi l’uno dell’altra. Entrambi dovranno aprirsi all’amore.
C’è la vicenda del popolo di Mül, che ricorda quella dei migranti di oggi, popolazioni costrette a subire ingiustizie per guerre altrui e che, capaci di perdono, chiedono solo di poter vivere in pace e amore.
C’è il racconto di un futuro in cui tutte le specie terrestri sono state in grado di mettere da parte le differenze per convivere e condividere le conoscenze. Ci sono i valori della lealtà, della fedeltà, della giustizia. C’è anche il notevole e centratissimo cameo di Rihanna, impegnata in una delle sequenze più spettacolari e originali del film.
A fronte di tutto questo però, ci sono figure scontate, troppo monodimensionali, in particolare l’antagonista rappresentato da Cliwe Owen e c’è un tema più detto che vissuto. La sensazione è insomma di un’occasione mancata, di qualcosa che avrebbe potuto essere ancora più potente e che si accontenta di essere buon intrattenimento.

Andrea Valagussa

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