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Vittoria e Abdul


TITOLO ORIGINALE: Victoria end Abdul
REGISTA: Stephen Frears
SCENEGGIATORE: Lee Hall
PAESE: Gran Bretagna
ANNO: 2017
DURATA: 112'
ATTORI: Judi Dench, Ali Fazal, Eddie Izzard, Tim Piggot-Smith, Olivia Williams, Simon Callow, Michael Gambon.
SCENE SENSIBILI: nessuna
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Sono gli ultimi anni del lungo regno della regina Vittoria. La sovrana sopravvive a se stessa in mezzo a una corte ossequiosa, finché un giorno, inviato dall’India a portare un omaggio speciale, arriva Abdul. Basta uno scambio di sguardi fuori programma tra il servitore e la regina per far scattare la scintilla di un’amicizia particolare destinata a creare subbuglio in tutta la corte. La regina decide di fare del giovane musulmano Abdul il suo “maestro spirituale” e gli mostra più affetto e confidenza di quello che ha verso il suo stesso figlio, Bertie, l’attempato erede al trono…

Sincera amicizia o sofisticata messa in scena?

L’ultima fatica di Stephen Frears, è un’ennesima variazione sul tema delle amicizie atipiche tra regnanti e gente comune (sempre la Dench, venti anni fa, era stata la protagonista di un altro di questi “affaire” vittoriani, in Mrs Brown), destinati a rinvigorire i sovrani quanto a causare scandalo e incomprensione nel loro entourage dove ognuno, in fondo, è più realista del re.
In questo caso è l’ormai anziana e stizzosa, ma attaccatissima al ruolo, regina Vittoria a lasciarsi colpire dallo charme di un giovane servitore indiano, la cui affabilità non si sa quanto sia spontanea e quanto frutto di una sofisticata messa in scena… Va notato, tuttavia, che Abdul resta di fatto uno dei personaggi meno esplorati della pellicola, forse per timore di incrinarne la totale positività.
Il giovanotto, infatti, tatticamente dimentica di menzionare a lungo l’esistenza di una moglie (che quando arriva, vista la religione di appartenenza, è impacchettata in un burqa integrale che verrà sollevato solo a favore della sovrana ma non del medico di corte), ma è anche abbastanza furbo da nascondere all’amica imperatrice il ruolo fondamentale avuto dalla minoranza musulmana nella grande rivolta dei 1857 (i soldati sospettavano che il grasso di maiale usato per ungere i fucili fosse un’offesa alla loro appartenenza religiosa e contro la regina era stata emessa addirittura una fatwa).
Un “dettaglio” in fondo poco importante perché, quando la cosa viene fuori, la regina è presto pronta a dimenticare. Anche questo, però, insieme alle lezioni private di urdu, le stanze del palazzo riarredate in perfetto stile indiano, e le onorificenze programmate per il suo protetto, scatena una vera e propria rivolta tra il personale di palazzo, istigata non proprio segretamente dall’erede al trono, che minaccia addirittura di far dichiarare pazza la madre.

Un film per “vecchie signore” con prediche di zuccheroso antirazzismo

Il film di Frears, girato con impeccabile eleganza e popolato dai soliti attori inglesi di gran calibro che ci sia aspetta da queste produzioni in costume, offre qualche guizzo di divertimento e un tentativo di polemica antirazzista (le obiezioni contro il “povero” Abdul hanno ovviamente a che fare con il colore della pelle, le convinzioni religiose e le origini umili) purtroppo su uno sfondo pieno di cliché.
Lontano dalla complessità sofisticata di The Queen, Frears si accontenta, invece, di fare un film per “vecchie signore” (chissà quanti vedendolo penseranno a casi più recenti di anziane milionarie circuite da un santone con gran disdetta di eredi impazienti), rinunciando ad uno sguardo approfondito non soltanto sulle debolezze e le incoerenze dei suoi protagonisti, ma anche sulle dinamiche familiari e di corte e sulla situazione storica in cui la sua storia si svolge.
Così il sincero afflato antirazzista più che un elemento sovversivo diventa una predica zuccherosa quanto gli enormi dolci di cui l’annoiata Vittoria si riempie la vita. E lo spettatore meno incline al sentimentalismo finisce per fare il tifo per l’erede al trono ultracinquantenne costretto a dividere il bagno con la mamma piuttosto che con l’indiano belloccio che ottiene un seguito personale.

Laura Cotta Ramosino

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