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Your Name

Your Name


TITOLO ORIGINALE: Kimi no na wa
REGISTA: Makoto Shinkai
SCENEGGIATORE: Makoto Shinkai
PAESE: Giappone
ANNO: 2016
DURATA: 107'
ATTORI: /
SCENE SENSIBILI: nessuna
1 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 5

Mitsuha ha diciassette anni e vive in un paesino di montagna—non lontano da Tokyo, ma abbastanza da farla desiderare di essere nata in quella città. Taki è un liceale della metropoli, che come tanti si destreggia tra la scuola e un lavoro part-time. Le loro vite si intrecceranno alla vigilia di uno spettacolare fenomeno astronomico.

La commedia romantica del “nuovo Miyazaki”

Kimi no na wa (“il tuo nome è…?”) non vuol dire proprio “come ti chiami”. Infatti, in una lingua codificata come il Giapponese, si capisce che a parlare non sono due sconosciuti. Questo perché kimi (“tu”) ha una connotazione speciale, che può rimarcare una gerarchia, o più spesso, se usato tra ragazzi, un coinvolgimento sentimentale. In questo senso compare nel titolo di uno dei fumetti per ragazze più venduti in Giappone negli ultimi anni, Kimi ni todoke (Arrivare a te nell’edizione italiana), e in quello del campione d’incassi Kimi no na wa, film d’animazione che in patria ha superato colossi come Frozen o La città incantata, creando un indotto di centinaia di milioni di dollari tra distribuzione cinematografica e home video, ma anche adattamenti a fumetti e romanzi. Shinkai, classe 1973, dopo una serie di mediometraggi animati sul tema dell’amore impossibile, si cimenta in una commedia romantica che, a dispetto del target giovanile, verrà vista e apprezzata da un pubblico di tutte le età, assicurandogli l’ingombrante appellativo di “nuovo Miyazaki”.

Innamorarsi senza conoscersi davvero

Come sempre quando un’opera riscuote tanto successo, viene naturale parlare di fenomeno commerciale, tanto più che le professioni di umiltà del regista—che è arrivato perfino a chiedere agli spettatori di disertare le sale per non rendere il suo film “troppo famoso”—hanno contribuito alla popolarità della pellicola. Sicuramente Your Name non è, come dice Shinkai, un film perfetto. Cavalca espedienti narrativi ben noti al mondo degli anime, come il body swap: i protagonisti, infatti, si ritrovano l’uno nei panni dell’altra, anche se per poche ore e rigorosamente nei loro sogni, di cui al risveglio non resta che un vago ricordo. Eppure lo scambio di persona è reale e ha un impatto sulle loro vite, scatenando tutta una serie di gag. Questo è anche il punto di partenza per una love story non meno fantasiosa del fenomeno che fa da cornice all’intera vicenda: il passaggio della cometa Tiamet, responsabile del mescolarsi delle sorti di Taki e Mitsuha, che finiscono per innamorarsi senza conoscersi mai davvero, stravolgendo le classiche tappe del genere—e della vita.

Il sovrannaturale come inno dell’effimero

Ma la verità è che Your Name non è una classica storia d’amore, né si sforza di esserlo. Si potrà obiettare a Shinkai qualche buco di sceneggiatura, che del resto non è mai stata il suo forte. Il punto è che però questa frammentarietà è perfettamente funzionale al tipo di narrazione in cui il regista eccelle, e cioè il racconto del “forse”: dei sentimenti appena accennati, della nostalgia per qualcosa a cui non sappiamo dare un nome, del desiderio—struggente e tipicamente adolescenziale—di un amore più sognato che reale. Questa fantasia non è mai fine a se stessa, né greve o volgare (in un cliché che pure si sarebbe prestato parecchio in tal senso), anche perché il film sceglie di collegarla a concetti tipici del pensiero giapponese, come il musubi, l’energia che unisce ogni parte del creato, o il kawatare-doki, il crepuscolo, l’ora in cui tutto è possibile, anche viaggiare nel tempo… Ecco allora che l’elemento sovrannaturale diventa un pretesto per un inno all’effimero, ai ricordi cancellati dalla memoria, ai sogni dimenticati ogni mattina, rapidi come le stelle cadenti.
A differenza di altri film di Shinkai, Your Name non si chiude nella malinconia, e interpreta il sogno come una forma di felicità aurorale ma incompleta: come la promessa della gioia che attende chi sa svegliarsi e aprirsi all’altro (il “tu” del titolo). Per questo Your Name piacerà anche a chi di Giappone non sa nulla, e non solo per gli sfondi mozzafiato e una colonna sonora decisamente azzeccata. Ma perché sembra ricordarci che forse chi sogniamo di incontrare ci sta già cercando.

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